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Cosa è successo il 2 settembre nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

Di TPI
Pubblicato il 2 Set. 2016 alle 16:46
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Immagine di copertina

Gabon: oltre mille persone sono state arrestate in Gabon, in seguito alle violenze scoppiate dopo l’annuncio dei risultati elettorali. Le elezioni del 27 agosto scorso, vinte dal presidente in carica dal 2009, Ali Bongo, sono state fortemente contestate dall’opposizione.

– La maggior parte delle violenze si sono concentrate nella capitale Libreville, dove tre persone sono state uccise. Il leader dell’opposizione, Jean Ping, ha riferito a Reuters che la sede del suo partito era stata bombardata. Ping ha raccontato che un elicottero della guardia presidenziale ha attaccato il suo quartier generale, uccidendo due persone.

– Le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e la Francia hanno fatto appello alla calma e hanno chiesto maggiore trasparenza sui risultati. Una missione di osservatori dell’Ue ha criticato la “mancanza di trasparenza”.

— Siria: le forze di sicurezza turche hanno usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere un gruppo di manifestanti lungo il confine siriano. La notizia è stata riportata da fonti militari turche, che però hanno negato di aver aperto il fuoco e ucciso almeno un civile.

– I manifestanti stavano dimostrando contro la Turchia per la costruzione di un muro sul confine siriano vicino alla città curda siriana di Kobane. Un funzionario del comune di Kobane, Anwar Musallim, ha riferito a Reuters che le forze turche avrebbero usato proiettili veri e gas lacrimogeni.

– Secondo Musallim, un 17enne è rimasto ucciso e altre 83 persone ferite. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede nel Regno Unito, la vittima sarebbe invece un bambino, e almeno 30 le persone ferite.  

— Sudafrica: ragazzine nere discriminate per i loro capelli afro. È quello contro cui da giorni si protesta in Sudafrica, a Pretoria, dove centinaia di studentesse sono scese in strada per manifestare la loro ribellione contro una scuola, accusata di voler costringere gli studenti afro a legarsi o lisciarsi i capelli.

– Malaika Maoh Eyoh è una delle tante studentesse che ha preso parte alla protesta. È una studentessa di 17 anni della prestigiosa scuola superiore femminile di Pretoria. Spesso gli insegnanti le dicevano che i suoi capelli erano una “distrazione all’apprendimento degli altri”.

– Le immagini della protesta sono diventate immediatamente virali in tutto il Sudafrica, e anche all’estero, e la petizione contro la politica dei capelli raccolti o allisciati è stata firmata già da più di 31 mila persone. 

— Salute: oltre due miliardi di persone potrebbero rischiare di contrarre il virus Zika in diversi paesi dei continenti africano e asiatico, secondo quanto riportato da un gruppo di scienziati nella rivista The Lancet Infectious Diseases.

– Secondo un team di ricercatori provenienti dall’università di Oxford, da quella di Toronto in Canada, e dalla scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra, le popolazioni dell’India, Indonesia e Nigeria sono quelle maggiormente esposte a rischio di contrarre il virus Zika.

– Tuttavia l’immunità al virus potrebbe già esistere in alcune di queste zone e potrebbe ridurre tale rischio. Per ottenere questi risultati e costruire un modello previsionale, gli scienziati hanno utilizzato i dati sul numero di viaggiatori che prendono l’aereo. 

— Stati Uniti: nelle prime ore del mattino la Florida è stata colpita da Hermine, un uragano identificato di categoria 1 che ha portato con sé una forte tempesta.

– Erano 4mila giorni che non si vedeva un uragano in Florida – l’equivalente di circa 11 anni – e il governatore repubblicano Rick Scott ha dichiarato lo stato d’emergenza per 51 contee e per tutti i residenti minacciati dalla forte tempesta. Secondo quanto attestato dal Centro Nazionale degli Uragani del paese, le raffiche di vento hanno raggiunto i 130 chilometri orari.

– Dopo aver imperversato sulle coste per due ore, l’uragano Hermine si è mosso verso le zone interne e ha perso di potenza, e infatti è stato successivamente declassato a tempesta tropicale dal servizio meteo nazionale. 

— Pakistan: almeno 13 persone sono rimaste uccise in una duplice esplosione nei pressi di un tribunale della città di Mardan, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord ovest del Pakistan.

– Almeno 52 persone sono rimaste ferite. Il gruppo islamista Jamaatul Ahrar ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, che giunge a poche ore da un altro attentato, anch’esso rivendicato da Jamaatul Ahrar, in un quartiere cristiano della provincia di Khyber Pakhtunkhwa.

– I corpi di avvocati, poliziotti e civili sono stati recuperati dal luogo dell’esplosione, ha detto Haris Habib, a capo di una struttura di soccorso della città di Mardan. “Prima c’è stata una piccola esplosione, seguita da una grande esplosione”, ha detto Habib a Reuters. 

— Venezuela: centinaia di migliaia di persone hanno sfilato per la capitale venezuelana, Caracas, in una manifestazione di protesta contro il presidente Nicolas Maduro.

– Gli oppositori chiedono la sua rimozione immediata, e lo accusano di essere il responsabile della crisi economica del paese, dell’inflazione e della criminalità. Accusano inoltre la commissione elettorale di aver ritardato il referendum chiesto per la sua destituzione.

– I sostenitori di Maduro, riuniti in una contro-protesta, al contrario, accusano l’opposizione di voler attuare un colpo di stato. “La nazione ha trionfato. Volevano intimidire la gente, ma la gente è qui”, ha detto Maduro al contro raduno nel centro di Caracas. 

— Uzbekistan: il presidente dell’Uzbekistan, Islam Karimov è morto. La conferma ufficiale è arrivata dal governo. Aveva 78 anni ed era gravemente malato. Sabato 27 agosto, Karimov era stato ricoverato in ospedale per un ictus ma le sue condizioni sono peggiorate nei giorni successivi.

— India: circa 180 milioni di lavoratori – pari a tre volte la popolazione del nostro paese – hanno deciso di scendere in strada per manifestare il loro dissenso verso la politica del primo ministro indiano Narendra Modi e per chiedere salari più alti. Ad aderire alla protesta sono stati dieci diversi sindacati del paese – principalmente espressione dei partiti d’opposizione e dei partiti comunisti.

– Sono principalmente impiegati appartenenti al settore dei trasporti, delle banche e delle compagnie telefoniche pubbliche, delle miniere di carbone e delle compagnie assicurative.

– Secondo i sindacati, la decisione di Modi di aprire agli investimenti stranieri il settore delle ferrovie e quello della difesa danneggerebbe le aziende indiane.

– In tutto il paese gli scioperanti sono scesi in piazza con bandiere rosse e scandendo slogan contro il governo. In molti casi, i manifestanti hanno anche bloccato strade e ferrovie, non permettendo il transito ai treni e alle automobili.

— Filippine: un esplosione in un mercato notturno nella città di Davao, nel sud del paese, ha causato la morte di almeno dieci persone e il ferimento di altre 60. Non è ancora chiara la causa dell’esplosione, ma le autorità non hanno escluso l’ipotesi di un attacco terroristico. 

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