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Omicidio in centro a Torino, si cerca l’assassino: “Un folle, è un uomo pericoloso”

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Ci sono sviluppi sul caso di Stefano Leo, il giovane ucciso in pieno centro a Torino il 23 febbraio 2019 da un fendente alla gola.

Grazie alla testimonianza fornita da un uomo che sedeva su una panchina e che ha assistito alla scena, non si tratta di una rapina finita male né di un omicidio premeditato.

Stefano Leo e l’assassino sembra non si conoscessero, né che ci sia stata colluttazione. Il ragazzo inoltre aveva con sé lo zainetto, lo smartphone, il portafogli in tasca e gli occhiali da sole.

La tesi formulata dagli inquirenti è che l’assassino sia “un folle a intermittenza”, che dopo l’aggressione e la “fuga composta” è scappato, forse usando anche un mezzo pubblico e confondendosi tra la gente.

Secondo l’identikit fornito dagli agenti, si tratterebbe di un uomo di origini nordafricane, sui 30-5 anni, con una coda di capelli ricci e rasato ai lati, inizialmente scambiati per rasta.

Gli investigatori stanno esaminando i filmati registrati in quelle ore dalle telecamere di videosorveglianza della rete di sicurezza pubblica e dei mezzi pubblici Gtt.

Le ricerche dell’uomo si  estese s dormitori, aree isolate, ì ospedali e stazioni: secondo gli inquirenti si tratterebbe di un uomo senza fissa dimora.

Intanto sono arrivati anche i risultati dell’autopsia sul cadavere di Stefano Leo. Il ragazzo è stato ucciso da un fendente che gli ha squarciato la gola, arrivando fino alla colonna vertebrale.

L’arma utilizzata potrebbe essere un grosso pugnale particolarmente affilato, che gli ha reciso di netto anche la trachea. Probabilmente Stefano Leo è stato aggredito alle spalle: aveva ancora addosso gli auricolari quando è stato soccorso dagli operatori del 118, recisi dal fendete.

L’appello della madre – La testimonianza che ha permesso di far avanzare le indagini è giunta dopo l’appello lanciata dalla madre di Stefano Leo dalle pagine del Corriere.

La donna chiedeva a chi avesse visto qualcosa di farsi avanti per aiutare a risolvere il caso.

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