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“Prima gli italiani”? Secondo il ministro Lorenzo Fontana è un insegnamento del Vangelo

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“Ci accusano anche da ambienti cattolici ma la nostra azione politica sull’immigrazione si ispira al catechismo. “Ama il prossimo tuo ovvero in tua prossimità e per questo dobbiamo occuparci prima dei nostri poveri“.

Queste le bizzarre parole dell’ultracattolico ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, pronunciate nel contesto di un incontro organizzato dalla Lega a Pisa. Con queste affermazioni il vicesegretario federale del Carroccio voleva in qualche modo spiegare quali sono i principi che guidano la politica in materia di immigrazione del suo partito prima ancora che dell’esecutivo giallo-verde.

La sua è un’interpretazione decisamente atipica e rivisitata del messaggio del Vangelo che viene quindi utilizzata come giustificazione per determinate scelte politiche e come base di tutta la politica del partito guidato da Matteo Salvini.

In questo momento, infatti, secondo il ministro si sta agendo seguendo il dettame “ama il prossimo tuo” e i principi più nobili del catechismo cristiano: la parola “prossimo”, nella sua visione, significherebbe “vicino”. Giustissimo quindi, nonché nobile in quanto traduzione nel pratico degli insegnamenti di Dio, aiutare prima chi ci sta vicino. In questo caso, quindi, gli italiani, in quanto “i più prossimi”.

LEGGI ANCHE: L’ennesima gaffe del ministro Fontana che fa infuriare: definisce “malati” i ragazzi con la sindrome di Asperger

In un attimo, quindi, Lorenzo Fontana ha ribaltato le certezze di molti credenti fornendo una nuova interpretazione: Dio intendeva dire che è importante aiutare coloro che ci stanno più vicini. Giustissimo e cristianissimo, perciò, dire “prima gli italiani”.

La Lega, dunque, nonostante le numerose critiche, starebbe agendo secondo il Vangelo: “Ci accusano, ma la nostra azione politica sull’immigrazione si ispira al catechismo. Per questo dobbiamo occuparci prima dei poveri italiani“.

La domanda da porsi, a questo punto, è se le originali affermazioni del ministro abbiano un minimo fondamento: è evidente che il Vangelo nel parlare del “prossimo” certo non intendeva “il più vicino” e che questa rappresenta solo una nuova “uscita” bizzarra di Fontana.

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