Me
HomeNews

Manovra, il botta e risposta tra governo e commissione Ue: tutte le tappe

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 18 Dic. 2018 alle 19:50 Aggiornato il 18 Dic. 2018 alle 19:51
Immagine di copertina

Manovra Italia Europa – Nella serata di martedì 18 dicembre 2018 fonti del ministero dell’Economia hanno fatto sapere che l’accordo tra Italia e Commissione europea sulla manovra varata dal Governo Lega-M5S è “fatto”.

La notizia arriva a pochi giorni dall’annuncio del premier Giuseppe Conte sulla decisione di ridurre il rapporto deficit/Pil dal 2,4, come originariamente previsto, al 2,04 per cento.

Qui le tappe che hanno portato all’intesa.

Il botta e risposta tra governo italiano e Commissione Ue

12 dicembre: il premier Conte annuncia la riduzione del rapporto deficit/Pil al 2,04 per cento

Il premier Giuseppe Conte, dopo l’incontro con il presidente della Commissione Juncker, il vicepresidente Dombrovskis e il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Moscovici, ha annunciato:  “Abbiamo anticipato la nostra proposta a Bruxelles sulla manovra. Abbiamo illustrato il nostro piano. Non tradiamo affatto la fiducia degli italiani. Rispettiamo gli impegni presi. Rispettiamo sia la platea che gli importi delle misure sul reddito di cittadinanza e su quota cento. Il saldo finale che abbiamo proposto è il 2,04 per cento”.

21 novembre: la Commissione europea ha bocciato il testo della legge di bilancio presentata dal governo italiano

La Commissione europea ha bocciato la manovra del governo Lega-M5S. Bruxelles ha anche annunciato l’apertura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

15 ottobre: l’Italia invia a Bruxelles il testo della legge di bilancio, come previsto dalle scadenze

La sera del 15 ottobre il Consiglio dei ministri approva la manovra di 37 miliari, dopo giorni di tensioni. Pace fiscale, stop aumento dell’Iva, avvio del reddito di cittadinanza e della flat tax, taglio delle pensioni d’oro e quota 100 per la riforma Fornero.

Sono alcune delle principali misure della manovra da 37 miliardi approvata, dopo giorni di tensioni, dal Consiglio dei ministri la sera di lunedì 15 ottobre. (Qui tutto quello che c’è da sapere sulla legge di bilancio 2019).

Il documento italiano è stato caricato, nella mattinata di martedì 16 ottobre, sul portale dedicato della Commissione europea.

“Non è una vittoria della Lega ma degli italiani, i fatti lo dimostreranno”, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, che aggiunge: “È andata in Europa? Sì, penso proprio di sì”.

“Dopo averlo dimostrato sull’immigrazione e la sicurezza, anche su temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, Equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento”, ha esultato il ministro dell’Interno.

E su Facebook Di Maio ha festeggiato: “Questa non è una semplice manovra, è un Nuovo Contratto Sociale che lo Stato stipula con i cittadini”.

18 ottobre: la commissione risponde al governo italiano chiedendo modifiche al testo

Il 18 ottobre il governo italiano ha ricevuto una dura lettera dalla Commissione europea in cui si contesta formalmente la manovra approvata il 15 ottobre 2018 dal Consiglio dei ministri e recapitata a Bruxelles per essere esaminata.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Secondo la Commissione, la decisione del governo italiano di pianificare “un’espansione fiscale vicina all’1 per cento di Pil, contro l’aggiustamento di bilancio raccomandato dal Consiglio dell’Unione europea, e la dimensione della deviazione (un divario di circa l’1,5 per cento del Pil) sono senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”.

L’Italia viene quindi invitata da Bruxelles a modificare il contenuto della manovra. La lettera doveva essere inviata dalla Commissione entro due settimane dalla ricezione del testo di legge.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La Commissione “adotta il proprio parere entro due settimane dalla trasmissione del progetto di documento programmatico di bilancio. Nel parere la Commissione chiede che sia presentato un progetto riveduto di documento programmatico quanto prima e comunque entro tre settimane dalla data del suo parere. La richiesta della Commissione dev’essere motivata e resa pubblica”.

Nonostante le raccomandazioni dell’Ue, il governo italiano ha deciso di ignorare le parole della Commissione.

Leggi anche: Legge di bilancio 2019: che cos’è, cosa prevede e quali sono le prossime scadenze

22 ottobre: l’Italia risponde alla commissione Ue, annunciando che non vuole apportare le modifiche richieste

Il 22 ottobre il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha inviato una lettera di risposta alla Commissione europea, che il 18 ottobre ha contestato formalmente la manovra approvata il 15 ottobre.

Il governo avrebbe dovuto presentare all’Ue un testo modificato sulla base delle indicazioni fornite dalla Commissione, che si era detta preoccupata per il contenuto del testo giunto a Bruxelles.

Nonostante l’invito del ministro di diminuire il deficit al 2,1 per cento, l’esecutivo ha deciso di lasciare inalterata la stima, che rimane così al 2,4 per cento, con il rischio che già domani 23 ottobre la Commissione invii una bocciatura formale del Documento programmatico di bilancio.

“Il governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e crescita”, si legge nella lettera inviati dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, “ma è fiducioso che la manovra di bilancio non esporrà a rischi la stabilità finanziaria né degli altri paesi membri dell’Unione Europea”.

“Una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”, ha spiegato il ministro.

“Qualora i rapporti debito/Pil e deficit/Pil non dovessero essere in linea con quanto programmato, il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati”.

Il premier Conte ha avuto un incontro con la stampa estera per rassicurare l’Unione europea e e i mercati sulla manovra.

23 ottobre: la Commissione Ue rispedisce al mittente la manovra, è la prima volta dal 2013

L’Ue aveva tempo fino al il 23 ottobre 2018 la Commissione europea doveva rispondere alla lettera inviata il 22 ottobre dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che confermava la volontà del governo italiano di procedere con la manovra senza apportare le modifiche richieste dall’Ue.

Secondo le prime indiscrezioni riportate dall’agenzia stampa Agi, la Commissione ha deciso di bocciare il testo presentato dal governo italiano: è la prima volta dal 2013 che l’Ue rimanda al mittente una legge di Bilancio.

Prima d’ora infatti una simile situazione non si era mai verificata, tanto che nella lettera ricevuta dal governo italiano giovedì 18 si parlava di una “deviazione dalle regole senza precedenti”.

La bocciatura, di cui si aspetta la conferma ufficiale, non giunge come una notizia inaspettata al governo italiano, tanto che la sera prima il vicepremier Salvini aveva detto che era “pressoché certo”.

Anche l’apertura dei mercati era stata influenzata dalle prime avvisaglie di una possibile bocciatura, con il differenziale tra Bond e Btp che ha aperto a 312 punti. 

21 novembre: la commissione boccia la manovra dal momento che il governo non vi ha apportato modifiche

Una volta ricevuta la bocciatura del 23 ottobre, il governo aveva 3 settimane di tempo per inviare un nuovo documento programmatico di bilancio sulla base delle regole europee e ricevere nuovamente il parere della Commissione.

Le norme comunitarie stabiliscono che la Commissione debba presentare una propria opinione sui singoli bilanci nazionali entro la fine di novembre, motivo per cui è stata organizzata una riunione per il 21 novembre.

Dal momento che il governo ha deciso di non apportare alcuna modifica, l’Ue ha annunciato l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

La procedura di infrazione potrebbe essere aperta solo nella primavera del 2019, quando l’Ue chiederebbe il rientro dal disavanzo eccessivo, specificando anche dei precisi paletti temporali da rispettare.

Il processo quindi potrebbe durare un paio di anni per concludersi con sanzioni in caso di mancato rientro del disavanzo eccessivo.

In ogni caso, la procedura porterebbe a una serie di sanzioni: una multa in percentuale sul pil, il blocco dei fondi strutturali e lo stop all’accesso alla Banca degli investimenti europei.

Il 22 gennaio 2019 è in programma una riunione per discutere della violazione e delle relative sanzioni.