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Procedura di violazione della regola del debito contro l’Italia: cos’è e cosa prevede

Di Marta Facchini
Pubblicato il 21 Nov. 2018 alle 13:25 Aggiornato il 21 Nov. 2018 alle 13:25
Immagine di copertina
Credit: JOHN THYS / AFP

Mercoledì 21 ottobre 2018, la Commissione europea ha bocciato la manovra del governo Lega-M5S e ha aperto contro l’Italia una procedura di infrazione per violazione della regola del debito e del deficit.

Il governo Lega-M5S non ha risposto alle osservazioni sul bilancio pubblico richieste dalla Commissione europea dopo la bocciatura della legge di bilancio il 15 ottobre 2018.  (Qui abbiamo riassunto tutte le tappe che hanno portato alla bocciatura della Manovra)

La differenza, scrive Il Sole24 Ore, sta nelle procedure che saranno applicate: nel caso di contestazione di una violazione della “regola del debito”, è necessaria una correzione del bilancio pubblico, che potrebbe durare forse 5 anni durante i quali la politica del paese sarà sottoposta a una vigilanza europea trimestrale. “Sarebbe certamente un esito politicamente critico per un governo che ha fatto della retorica sovranista il proprio baricentro elettorale”, scrive Carlo Bastasin sul quotidiano.

Bruxelles sperava che il governo italiano accettasse di modificare la propria proposta di bilancio, ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha da subito smorzato le speranze dell’Ue.

All’indomani dell’incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno in visita a Roma, Tria aveva difeso la bontà della manovra in Parlamento affermando che “abbiamo avuto un confronto sulle rispettive opinioni sulla manovra di bilancio italiana che come voi sapete preoccupa gli stati membri. Noi abbiamo spiegato che queste preoccupazioni non sono fondate sul contenuto reale della nostra manovra di bilancio”.

La procedura per “deficit eccessivo in relazione alla violazione della regola del debito”, fino a questo momento mai applicata ad alcun paese, rimane in vigore fino a quando il debito non è stato “messo su una traiettoria discendente” in un periodo di tempo in cui il governo è sottoposto a vigilanza e deve dimostrare l’effettiva riduzione del rapporto debito-Pil. Questo si verifica attraverso uno sforzo di aggiustamento fiscale nei quali il paese non può beneficiare dei margini di flessibilità di cui avrebbe fatto uso in passato.

“I rischi di un mancato accorso”, scrive Bastasin, “sono anche legati al fatto che difficilmente la prossima Commissione europea, in carica tra un anno, avrà uno spirito cooperativo maggiore di quella attuale. Anche nei Consiglio europeo le posizioni poco solidali rischiano di essere più forti dopo il voto europeo di maggio 2019”.

“Le reazioni finanziarie a una contestazione di infrazione del debito da parte di Bruxelles potrebbero essere meno negative di quanto si tema. Infatti, una procedura “lunga” e una prospettiva di riduzione del debito pubblico potrebbero dare un quadro di inedita stabilità alla politica economica italiana. Ma le reazioni politiche sono molto più difficili da prevedere”, conclude Bastasin.

Cos’è la regola del debito 

La regola del debito è stata introdotta nel Patto di stabilità e crescita nel 1997 e modificata nel fiscal compact: rafforza il controllo della disciplina di bilancio attraverso l’introduzione di una regola numerica che specifica il ritmo di avvicinamento del debito al valore soglia del 60 per cento del Pil. In particolare, il nuovo articolo stabilisce che, per la quota del rapporto debito/PIL in eccesso rispetto al valore del 60 per cento, il tasso di riduzione debba essere pari ad 1/20 all’anno nella media dei tre precedenti esercizi.

Nel caso in cui il valore del rapporto debito/PIL nell’esercizio di riferimento sia superiore al benchmark, la Commissione deve verificare se il mancato rispetto della regola possa essere attribuibile a effetti ciclici o se, sulla base delle previsioni a politiche invariate, è prevista una correzione entro i due anni successivi al primo anno di valutazione.

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Che cosa sono il debito pubblico e il rapporto deficit/Pil

Rapporto deficit/Pil – È il rapporto tra il deficit, ovvero la differenza annuale tra entrate e spesa dello Stato, e ricchezza prodotta, ossia il Pil.

Uno dei parametri introdotti dal Trattato di Maastricht come requisito necessario degli Stati membri dell’Ue è mantenere questo rapporto inferiore al 3 per cento. Significa che uno Stato può spendere più di quanto incassa, ma entro la soglia del 3 per cento della ricchezza prodotta.

Debito pubblico – Il debito pubblico è il valore nominale delle passività lorde di tutte le amministrazioni pubbliche di uno Stato. Ossia è la somma di denaro complessiva che uno Stato deve ad altri soggetti per colmare il disavanzo nel proprio bilancio. I deficit annuali accumulati dallo Stato vanno a comporre il suo debito pubblico.

Il debito viene solitamente messo in rapporto al Pil per comprendere se lo Stato è in grado di ripagare gli interessi e rimborsare il capitale in scadenza. Il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ossia circa il 132 per cento del nostro Pil.