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“Basta attaccare Salvini”: le toghe di Magistratura Indipendente difendono il ministro

Le frasi del ministro sul caso Peveri spaccano il fronte della magistratura italiana: Anm lo attacca, Mi lo difende

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 25 Feb. 2019 alle 14:29
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Immagine di copertina
Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno. Credit: Afp/Mateusz Wlodarczyk/NurPhoto

Le parole sul caso Peveri del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, spaccano la magistratura italiana. L’associazione Magistratura Indipendente (Mi) prende le distanze dalle accuse rivolte contro il ministro dall’Associazione nazionale Magistrati (Anm).

Le dichiarazioni di Salvini “non ci sono parse in nessuna parte lesive dell’operato dei magistrati”, sostiene Antonello Racanelli, segretario di Mi, corrente di destra dell’Anm. “Gli attacchi alla magistratura passano dalla separazione delle carriere che mi pare stia tornando d’attualità, non da opinioni personali”.

E ancora: “I continui interventi dell’Anm servono solo a dare visibilità ai politici in perenne campagna elettorale. Dobbiamo fermare la rincorsa a chi alza più la voce: molti magistrati sono stufi di questo botta e risposta”.

La polemica è nata dopo che Salvini è andato nel carcere di Piacenza per incontrare il detenuto Angelo Peveri, limprenditore condannato dalla Cassazione a 4 anni e 6 mesi  per il tentato omicidio di un ladro di nazionalità rumena.

All’uscita dalla casa circondariale il ministro ha dichiarato: “Da italiano la sensazione è di qualcosa che non è giusto: se è in galera un imprenditore che si è difeso dopo 100 furti e rapine il rapinatore è a spasso in attesa del risarcimento danni, significa che bisogna cambiare presto e bene le leggi”.

Salvini ha anche detto che non esclude di chiedere la grazia per Peveri al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Le frasi del ministro non sono piaciute all’Anm, che in una nota ha accusato Salvini di “stravolgere le regole e delegittimare il sistema giudiziario”.

“Se una persona deve essere condannata oppure no lo stabiliscono i giudici in tre gradi di giudizio, e se deve scontare la pena in carcere o altrove lo decide la magistratura di sorveglianza. Il ministro dell’Interno non c’entra in nessuno dei due casi”, ha commentato il presidente dell’Anm, Francesco Minisci, che aderisce alla corrente centrista Unità per la Costituzione.

Questa presa di posizione dell’organismo che rappresenta i magistrati italiani, come detto, ha suscitato la dura reazione di Mi. Non solo nel merito, ma anche per il metodo: nella giunta dell’Anm “è stata presa una decisione a strettissima maggioranza, 5 contro 4, si sono parlati attraverso una chat senza aspettare la riunione di martedì prossimo, e non è stato dato atto del dissenso”, protesta Racanelli.

“C’era la necessità di rispondere subito al ministro, poiché le sue parole sono una delegittimazione del nostro lavoro”, replica dall’Anm Minisci.

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