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Vikings contro Black Axe: la guerra tra i clan della mafia nigeriana per le piazze dello spaccio

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 07:00 Aggiornato il 27 Feb. 2019 alle 16:30
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Immagine di copertina
ANSA/SQUADRA MOBILE -LUCA ZENNARO/DRN

Oltre venti persone, tra capi e affiliati, in manette. È questo il bilancio dell’ultimo blitz contro la mafia nigeriana, in provincia di Catania, portato a termine dalle forze dell’ordine. Le accuse: associazione per delinquere di stampo mafioso, rapine, spaccio di stupefacenti e prostituzione.

Un duro colpo conto il gruppo dei Vikings che, secondo gli inquirenti, di fatto controllavano l’intera provincia etnea.

In manette sono finiti quelli che nel gergo nigeriano vengono chiamati “don”. Con loro i “picchiatori”, gli affiliati con il compito di affermare nei confronti di altri clan africani l’egemonia della banda armata che, ormai da anni, è in guerra contro i Black Axe, le “asce nere”.

Uno dei compiti dei “picchiatori” è di arruolare cittadini africani espatriati in Italia nella confraternita nera, famosa per la cicatrice da rasoio in faccia con la quale viene marchiato ogni affiliato.

I Vikings rappresentano un gruppo criminale transnazionale, nato in ambito universitario, che in parte si è convertito al mondo della criminalità.

La guerra tra bande nigeriane in Sicilia

I Vikings fanno parte di un culto mafioso africano, che assume come proprie le ragioni di un culto crudele e integralista, che vieta la resa e impone – semmai – la morte.

Una componente agguerrita della mafia nigeriana, quindi, che sul territorio siciliano si muove con la stessa carica di violenza delle organizzazioni criminali italiane, a partire da Cosa nostra. 

Catania e Palermo sono le due sponde di questo arcipelago: i Vikings all’ombra dell’Etna e i Black Axe nel capoluogo siciliano, con a Ballarò trasformata in enclave, colpita più volte dalle forze dell’ordine e dalle dichiarazioni di diversi pentiti. Ma, nonostante i colpi subiti, i Black Axe a Palermo sono tutt’ora fortemente radicati.

La mafia nigeriana

Nata agli inizi degli anni ottanta, la mafia nigeriana ha goduto fin da subito della protezione dei gruppi dirigenti del paese africano: così ha potuto portare avanti i propri traffici in maniera praticamente indisturbata, contando inoltre sull’appoggio di un’ampia parte delle forze dell’ordine. Sono centinaia gli agenti transitati “dall’altra parte”.

Presente in decine di Paesi, dalla Germania alla Spagna, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, in Italia gestiscono ormai da anni non solo il traffico di eroina e cocaina nelle piazze di spaccio più importanti, ma anche quello della prostituzione. Si stimano decine di donne tenute in vere condizioni di schiavitù.

I Black Axe, il clan più potente della mafia nigeriana in Italia

I Black Axe, clan criminale nato a Benin City tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, è il gruppo più potente attualmente esistente in Italia grazie agli stretti legami con Cosa Nostra. 

Se i Vikings gestiscono piazze di spaccio considerate secondarie, i Black Axe hanno il controllo dei traffici di eroina e cocaina a Torino, Bologna, Milano, Roma, Napoli e, soprattutto, Palermo grazie a un accordo con Giuseppe Di Giacomo, boss del clan di Porta Nuova, ucciso nel 2014.

Ma è a Castelvolturno, in provincia di Caserta, che il clan più importante ed efferato della mafia nigeriana ha quello che Roberto Saviano ha definito più volte il “quartier generale”.

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