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Mafia, cupola 2.0: due boss si pentono e portano all’arresto di 7 persone

Di Laura Melissari
Pubblicato il 22 Gen. 2019 alle 09:50
Immagine di copertina

Due boss siciliani, arrestati nell’ambito dell’operazione cupola 2.0 di dicembre 2018, si sono pentiti. Si tratta di Francesco Colletti e Filippo Bisconti.

L’operazione era stata condotta lo scorso 4 dicembre e aveva portato all’arresto 46 persone, tra cui l’erede di Totò Riina, Settimo Mineo.

Dopo la morte di Totò Riina, Cosa nostra era rimasta senza un capo. Per porre rimedio a questo vuoto di potere, la Cupola era tornata a riunirsi dopo 25 anni per eleggere l’erede del capo dei capi.

L’obiettivo di Cosa nostra era ricostruire in maniera più stabile la Commissione provinciale, l’organismo di rappresentanza delle famiglie mafiose, e portare avanti gli interessi del clan: il traffico di droga e le scommesse on line.

L’ultima inchiesta ha portato alla luce anche le infiltrazioni nell’economia legale e le relazioni che la mafia è riuscita a instaurare in questo settore.

I pentiti Colletti e Bisconti hanno fatto il nome di decine di boss siciliani. La procura di Palermo ha già fatto scattare 7 fermi, tra cui Leandro Greco, il nipote di Michele detto il “papa” della mafia. A soli 28 anni era il reggente del mandamento di Ciaculli. Tra gli arrestati anche Calogero Lo Piccolo, 47 anni, il figlio di Salvatore.

Fermati dalla squadra mobile anche quattro fedelissimi di Lo Piccolo: Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola e Giovanni Sirchia.

I capimafia coinvolti nelle recenti operazioni delle forze dell’ordine, si erano riuniti il 29 maggio scorso per la prima riunione della Commissione provinciale dopo la morte del capo dei capi, Totò Riina.

I due pentiti hanno raccontato ai Carabinieri di avere preso parte al summit che voleva ridare vigore alla ‘Cupola’ di Cosa nostra, ristabilendo le vecchie regole di Cosa nostra, cristallizzate in una “Cosa scritta”. Nella riunione era stato deciso a chi far ricadere la capacità di interlocuzione fra mandamenti, per la discussione e risoluzione di interessi illeciti comuni, individuando dei portavoce, delegati e presentati ufficialmente dagli stessi capi mandamento.

Le parole dei due pentiti fanno luce sui segreti dell’organizzazione mafiosa. Già prima del loro “pentimento”, le intercettazioni avevano portato allo scoperto nomi e luoghi utili alle indagini dei Carabinieri.

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Oltre a fare luce sull’organizzazione segreta mafiosa, le parole dei due pentiti hanno rivelato la profonda infiltrazione dell’organizzazione nell’economia palermitana. Dalle rivelazioni emerge che erano gli stessi imprenditori e i commercianti a recarsi dai boss per favori e affari.