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Home » News

Chi è Settimo Mineo, il nuovo boss di Cosa nostra erede di Totò Riina

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Settimo Mineo

Nel 1982 Mineo era scampato a un agguato in cui perse invece la vita il fratello Giuseppe, dopo che già un altro fratello, Antonino, era stato assassinato sei prima prima

Il 4 dicembre 2018 i carabinieri hanno arrestato a Palermo l’erede di Totò Riina, il boss Settimo Mineo. L’operazione, che ha preso il nome di “Cupola 2.0”, ha individuato e sgominato la Commissione provinciale di Cosa nostra, riuscendo anche ad arrestarne il nuovo capo.

Settimo Mineo era stato eletto il 29 maggio 2018 nuovo boss di Cosa nostra dalla Commissione provinciale della mafia siciliana, riunitasi per la prima volta dopo 25 anni.

Classe 1938, Settimo Mineo ha una lunga storia nella mafia siciliana: è stato arrestato dal pool di Falcone e Borsellino nel blitz del 29 settembre 1984 ed è stato uno degli imputati al primo maxi processo. Gli furono inflitti 7 anni di carcere, ma la pena venne poi ridotta in appello a 5 anni e 4 mesi.

Le accuse contro di lui erano state avanzate dai pentiti Leonardo Vitale, Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Ma Mineo, interrogato dal giudice Falcone rispose: “Non so di che parla, sono solo un commerciante di articoli da regalo e gioielli, cado dalle nuvole”.

Il boss di Pagliarelli è tornato in carcere nel 2006 assieme al suo padrino, Nino Rotolo, e ha scontato un’altra condanna a 11 anni.

Ufficialmente, Settimo Minei è un gioielliere palermitano che gestisce un negozio in centro, ma in realtà è il più anziano fra i boss della mafia siciliana.

Stimato da Riina, nel 1982 Mineo era scampato a un agguato in cui perse invece la vita il fratello Giuseppe, dopo che già un altro fratello, Antonino, era stato assassinato sei prima prima.

Negli anni, Settimo Mineo è stato l’ambasciatore nei rapporti con le altre famiglie mafiose di Corso dei Mille, Bolognetta e Partanna Mondello. Il suo compito era quello di controllare gli affari e gli appalti illeciti e i contatti con la mafia americana.

Mineo era anche pronto a fare ritorno negli Usa, prima di essere arrestato.

Da quando era stato rilasciato aveva iniziato ad ampliare la sua rete di contatti per avere il sostegno necessario a prendere il posto di Totò Riina: non usava cellulari, si muoveva spesso a piedi e andava a trovare personalmente i mafiosi delle altre famiglie per evitare incontri allargati e pericolosi.

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