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Quando la Lega diceva: “La sicurezza non si ottiene blindando i confini”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 07:51 Aggiornato il 3 Apr. 2019 alle 09:10
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Immagine di copertina
Il sindaco di Colverde, Cristian Tolettini, e Matteo Salvini

Era aprile del 2017, la Lega non era ancora al governo e soprattutto aveva ancora il suffisso “Nord” nel suo nome. In quei giorni era circolata la notizia secondo cui il Canton Ticino, in Svizzera, aveva deciso per sei mesi di chiudere tre dogane (non le principali ma quelle minori, quindi molto frequentate dai ladri) ogni notte tra le 23 e le 5.

Il passaggio sarebbe stato impedito a ciascuna auto e ad ogni persona a piedi, con diversi disagi per residenti e pendolari. L’obiettivo era quello di garantirsi una maggiore sicurezza, impedendo a tutti i delinquenti “in trasferta” di attraversare il confine e portare a termine anche in Svizzera le loro attività criminali, su tutte i furti nelle case.

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I valichi interessati dalla chiusura erano quelli di Pedrinate, Novazzano-Marcetto e Ponte Cremenaga, nelle province di Como e Varese. E, ovviamente, le amministrazioni dei comuni in questione non erano per niente entusiasti della decisione dei vicini.

Tra tutti, ad esporsi di più era stato il sindaco di Colverde, Cristian Tolettini: “Dalla Svizzera – aveva detto – non ci è stata fatta alcuna comunicazione. Si chiude un pubblico passaggio e nessuno ci informa, non è corretto. Il provvedimento, secondo gli svizzeri, è nato per contrastare la criminalità e, in particolare, i furti oltre il confine. È una cosa che non ha senso, la sicurezza non si ottiene blindando i confini“.

“Se vogliono garantire la sicurezza ai loro cittadini – aveva continuato Tolettini – due Stati devono organizzarsi in modo diverso e usare strumenti appropriati. Siamo disposti a collaborare per la sicurezza di tutti, ma gli svizzeri non devono scaricare a priori la responsabilità dei furti sugli italiani e non devono agire in modo unilaterale”.

Una dichiarazione che, vista oggi (ma anche allora), stona un po’ con il pensiero comune dell’area leghista, da sempre a favore della protezione dei propri confini nazionali. Contro l’immigrazione e ogni altra forma di movimento transnazionale, specie se questo si mischia con la delinquenza.

A due anni di distanza (e con in mezzo un anno al governo) la Lega ha poi confermato in più occasioni il suo punto di vista sui furti, fino all’approvazione della legge che riforma la legittima difesa. Ma ha anche dimostrato di apprezzare moltissimo, invece, i confini (o i porti) chiusi. Finché riguardano gli altri.

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