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Il meeting della famiglia sovranista a Verona: ecco il raduno di antigay e antiabortisti

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 9 Mar. 2019 alle 12:13 Aggiornato il 9 Mar. 2019 alle 12:51
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Immagine di copertina

Abolizione della legge 194 sull’aborto, stop ai matrimoni gay, ritorno alla “famiglia naturale” e opposizione al welfare esteso alle coppie formate da individui dello stesso sesso: questi i cavalli di battaglia dell'”internazionale conservatrice”, il raduno della destra sovranista promosso e organizzato a Verona tra il 29 e il 31 marzo 2019 dal ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana e il Comune di Verona con il patrocinio della Presidenza del Consiglio, della Regione Veneto e della Provincia veronese.

Lo stesso Fontana che ha scritto – insieme all’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi – il libro “La culla vuota della civiltà: all’origine della crisi”, che raccoglie le principali tematiche su cui si concentrerà il meeting la cui location sarà, grazie anche all’autorizzazione concessa dal sindaco di centrodestra Federico Sboarina, lo storico palazzo veronese della Gran Guardia.

Gli altri protagonisti della giornata dedicata al Congresso mondiale delle famiglie – che, dagli Usa alla Russia, intende “difendere” la civiltà combattendo i traguardi degli ultimi anni a livello di diritti universali – saranno il vicepremier Matteo Salvini, il governatore del Veneto Luca Zaia, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e il senatore Simone Pillon, Giorgia Meloni e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Non solo: ad annunciare la propria adesione al raduno anche l’estrema destra europea, da Forza Nuova ad Alba Dorada.

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Presenti in piazza Bra, ma dall’altro lato della barricata, ci saranno poi associazioni, accademici, Ong e movimenti femministi come “Non una di meno” e “Aied”, i quali hanno messo in programma tre giorni di contro-vertice e un corteo finale che ha l’obiettivo di raggiungere il meeting della famiglia sovranista e denunciare le “politiche regressive sostenute da istituzioni e governo, schierati contro leggi dello Stato”.

Salvini e Fontana, con l’occasione, porteranno alte le bandiere già ampiamente sventolate in vista delle elezioni europee di maggio: quella che dice no all’accoglienza dei migranti e sì invece alla “famiglia tradizionale”; a sostenerli arriveranno rappresentanze dalla Russia e da tutte le repubbliche ex sovietiche e dai Paesi africani dove divorzio, aborto e omosessualità sono trattati come reati.

Non potranno quindi mancare il presidente moldavo Igor Dodon, la ministra ungherese per la famiglia, Katalin Novak, la vicepresidente della Duma russa Olga Yepifanova, il patriarca della chiesa cattolica siriaca Ignazio Giuseppe III e l’arciprete ortodosso Dmitri Smirnov, l’attivista nigeriana anti-gay Theresa Okafor, la parlamentare ugandese sostenitrice del “reato di omosessualità aggravata” Lucy Akello e tanti leader tradizionalisti di Polonia, Ucraina, Serbia, Croazia, Albania e Georgia.

E ancora, al coordinamento lavori il presidente dell’Organizzazione mondiale per le famiglie, l’americano molto vicino a Steve Bannon Brian Brown, supportato dai vari Mr Family Day Massimo Gandolfini, Toni Brandi e Jacopo Coghe e il salviniano russo Alexey Komow.

Raduni di questo genere vengono organizzati, prima con cadenza biennale e adesso annuale, dal 1997 in vari luoghi grazie ai finanziamenti privati di lobbisti statunitensi e oligarchi russi: parliamo ad esempio del miliardario Konstantin Malofeev, l’ambasciatore putiniano presso il Front National francese di Marine Le Pen.

Ultimamente tali meeting hanno avuto luogo nell’Est Europa, a Tbilisi, a Budapest e Chisinau: l’evento veronese del 13° World Congress of Families italiano è stato invece organizzato addirittura dopo soli sei mesi da quello chiuso in Moldavia.

Il meeting – organizzato non a caso nella città del sindaco che vuole chiudere la sede dell’Anpi e che definisce l’aborto “non un diritto ma un abominevole delitto” – è la nuova occasione di questi movimenti ed esponenti per dichiarare guerra all’Ue, all’Onu, alle associazioni internazionali e alle sfaccettate dimensioni del mondo multipolare, ed auspicare nel frattempo il ritorno alla sovranità dei singoli Stati e delle loro leggi, intrise di valori che pretendono di attingere al cristianesimo e alla religione in generale.

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