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Chi è Guy Verhofstadt, l’uomo che i Cinque Stelle corteggiavano e che ha dato del burattino a Giuseppe Conte

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Nel 2009 lo scontro era stato tra l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il socialdemocratico Martin Shultz. Nel 2019, invece, lo scambio di battute si registra tra il premier Giuseppe Conte e Guy Verhofstadt che, nell’emiciclo del Parlamento europeo, ha dato del burattino al premier italiano.

Verhofstadt, classe 1953, con il Movimento 5 Stelle aveva già avuto a che fare. Era stato l’uomo di Beppe Grillo, quando il comico genovese tentava l’assalto al Parlamento europeo. Il politico piaceva agli elettori penstastellati: in Commissione era stato raggiunto un accordo in una fase storica in cui Verhofstadt cercava voti per puntare alla presidenza del Parlamento, in lista contro Gianni Pittella a Antonio Tajani, e il Movimento voleva ottenere le sue poltrone. L’alleanza con Verhofstadt era stata messa ai voti anche sulla piattaforma grillina e aveva ottenuto il 78,5 per cento dei consensi.

Era stato Verhofstadt a cambiare idea: all’ultimo momento aveva detto no, vanificando le aspirazioni di Grillo a conquistare roccaforti in Europa.

Eppure, quella contro Conte non è la prima delle sue uscite forti. Verhofstadt si è spesso scagliato contro il leader dell’Ungheria Viktor Orban, nel 2015 aveva chiesto a Tsipras di non presentarsi come un falso profeta e non era stato docile nemmeno con Mark Mark Zuckerberg durante la sua audizione a Bruxelles.

Dopo essere stato premier belga dal 1999 al 2008, Guy Verhofstadtm, 65 anni, siede dal 2009 all’Europarlamento. È presidente del Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, gruppo politico di tradizione liberale, e ricopre anche il ruolo di rappresentante del Parlamento europeo nei negoziati Brexit.

Nel 2009 era stato eletto parlamentare europeo e nel settembre 2010 aveva promosso, insieme a Daniel Cohn-Bendit, la formazione del Gruppo Spinelli per il rilancio dell’integrazione europea.

Negli anni che ha trascorso a Bruxelles e a Stasburgo, ha cercato di accentuare la vocazione europeista dell’Alde, chiedendo una maggiore collaborazione sulla distribuzione delle quote dei migranti e opponendosi alle derive populiste di alcuni partiti.

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