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Di Maio spazientito con Tria: il suo piano per far dimettere il ministro dell’Economia

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 1 Apr. 2019 alle 08:26 Aggiornato il 1 Apr. 2019 alle 08:26
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio e Giovanni Tria

Che Giovanni Tria fosse un ministro poco amato ai piani alti del governo gialloverde è cosa nota. Considerato troppo prudente, sempre pronto a rompere le uova nel paniere, mai del tutto convinto delle (rischiose) scelte del governo sui temi economici.

Con tutte le istituzioni nazionali e internazionali che stimano a zero (o poco sopra) la crescita dell’Italia, i malumori del ministro del Tesoro non potevano che acuirsi. Al Festival dell’Economia di Firenze Tria non ha nascosto le sue preoccupazioni, augurandosi, tra le altre cose, che il decreto crescita e quello sblocca-cantieri siano varati prima del Def.

L’ultimo fronte dello scontro è stato quello sulle banche. Sempre da Firenze, Tria ha avanzato forti dubbi sulla commissione parlamentare d’inchiesta: “Attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo, significa avallare una campagna europea che ci sta mettendo in difficoltà e minare l’interesse nazionale”.

L’atteggiamento ribelle del ministro piace sempre meno a Lega e Movimento Cinque Stelle. Dopo le elezioni in Basilicata, era stato Matteo Salvini a “minacciare” Tria: “Con tutto il garbo e l’educazione possibile – aveva avvertito il ministro dell’Interno  – mi aspetto che entro vengano firmati i decreti attuativi per indennizzare i risparmiatori truffati dalle banche dal Ministero dell’Economia, altrimenti li andiamo a scrivere noi”.

Ma se l’aut-aut di Salvini era di natura politica, l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, sembra voler percorrere una strada diversa. Il ministro del Lavoro vorrebbe infatti chiedere un’interrogazione parlamentare con l’obiettivo di fare terra bruciata attorno a Tria.

Come scrive La Stampa, “il ministro sarebbe in conflitto d’interessi per aver assunto come consigliera nell’agosto 2018 la signora Claudia Bugno mentre il compagno della signora Bugno, Andrea Chevallard, amministratore delegato della Tinexta, faceva entrare in Tinexta il figliastro di Tria, Nicolò Ciapetti. La Bugno – descritta come donna dai modi ruvidi e dal carattere duro – sarebbe anche quella che si oppone alla soluzione Di Maio per Alitalia (puntare sulla compagnia americana Delta) in favore dei tedeschi di Deutsche. Ci sarebbe lei dietro la resistenza di Tria a un intervento del Tesoro nella compagnia, auspicato invece da Di Maio”.

Il vicepremier, insomma, vorrebbe far emergere la questione del presunto conflitto di interessi di Tria per convincerlo a dimettersi. Al Tesoro, in quel caso, andrebbe qualcuno più fedele agli ordini di scuderia, meno incline alla ribellione, pronto a tutto pur di appoggiare le scelte economiche dei grillini.

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