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Le costituzionaliste italiane denunciano: “Solo uomini negli organi di amministrazione delle magistrature”

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Afp photo/ Nicolas Tucat

Le socie dell'Associazione italiana costituzionalisti hanno inviato una missiva alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati e a quello della Camera Roberto Fico

Le professoresse ordinarie e associate di Diritto costituzionale delle università italiane hanno scritto una lettera di protesta contro l’esito dell’elezione di un giudice costituzionale e dei componenti non togati degli organi di amministrazione autonoma delle magistrature.

Le costituzionaliste hanno manifestato la loro contrarietà al fatto che, su 21 cariche in ballo, siano stati eletti 21 uomini e nemmeno una donna.

Le socie dell’Associazione italiana costituzionalisti hanno inviato la missiva, firmata dalla quasi totalità delle professoresse, alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati e a quello della Camera Roberto Fico.

“Nei giorni scorsi il Parlamento è stato chiamato a eleggere un giudice costituzionale e i componenti ‘laici’ degli organi di amministrazione autonoma delle magistrature: il Consiglio Superiore della Magistratura e i Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Giustizia tributaria e della Corte dei Conti”, inizia la lettera.

“E, come ben sapete, il Parlamento ha eletto nelle 21 posizioni disponibili ben 21 uomini”.

“Come costituzionaliste desideriamo esprimervi il nostro stupore e le nostre preoccupazioni di fronte a questa decisione, adottata in aperta violazione dell’art. 51 della Costituzione, che assicura a uomini e donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza agli uffici pubblici e che, a tal fine, affida alla Repubblica il compito di adottare appositi provvedimenti”, la denuncia delle professoresse.

“Vi chiediamo di avviare una seria riflessione, all’interno delle Assemblee da voi presiedute, sulle cause che hanno portato a tale grave vulnus costituzionale e sugli interventi, anche regolamentari, necessari per evitare che una simile situazione, oggettivamente incomprensibile in Italia nel 2018, possa ripetersi in futuro. Restiamo a vostra disposizione per le iniziative di studio e di confronto che vogliate avviare al riguardo”, terminal la missiva.

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