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La Giunta del Senato vota No all’autorizzazione a procedere per Salvini: e ora che succede?

Di Laura Melissari
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 16:25 Aggiornato il 19 Feb. 2019 alle 16:39
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Immagine di copertina

La Giunta per le autorizzazioni e le immunità del Senato ha detto No all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Il 24 gennaio 2019 il Tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto l’autorizzazione a procedere per il vicepremier.

A questo link tutte le informazioni sul caso Diciotti, scoppiato nell’agosto 2018, quando a 177 migranti a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, per 5 giorni era stato impedito di sbarcare al porto di Catania.

La palla passa ora al Senato. Dal momento che la Giunta si è espressa contro il processo a Salvini il Senato dovrà confermare o respingere la decisione con un voto (palese) a maggioranza assoluta, entro il 24 marzo. Se l’aula del Senato voterà No, confermando la decisione della giunta, allora il Tribunale di Catania non potrà procedere con il giudizio. Viceversa, se il Senato dovesse ribaltare la decisione, il Tribunale potrà procedere.

L’articolo 96 della Costituzione stabilisce infatti che: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

Il Tribunale dei ministri ha dovuto quindi chiedere l’autorizzazione del Senato per poter procedere.

Salvini dovrà quindi attendere il 24 marzo 2019 per capire se davvero è fuori dall’ipotesi di un processo.

La Giunta con la sua decisione di negazione a procedere ha stabilito che “l’inquisito ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente  interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Che cos’è l’immunità

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza”.

L’autorità giudiziaria non può quindi procedere, salvo le eccezioni dell’articolo 68, senza l’autorizzazione della Camera.

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