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“Madre” e “padre” su carta identità, la protesta: “Figli delle coppie gay non sono bambini di serie B”

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Il 3 aprile è entrato in vigore il provvedimento firmato il 31 gennaio dal ministero dell’Interno Matteo Salvini, da quello della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e da quello dell’Economia, Giovanni Tria che reintroduce la dicitura “madre” e “padre” sulla carta d’identità.

>> Carta d’Identità: tornano “padre” e “madre” al posto di “genitori”

Il provvedimento ha trovato subito l’opposizione delle associazioni delle Famiglie Arcobaleno, che hanno annunciato ricorso al Tar.

A scagliarsi contro la modifica, cavallo di battaglia del leader della Lega ed entrata in vigore poco dopo la fine del tanto discusso Congresso delle famiglie di Verona anche Daniela D’Anna, referente per le Famiglie Arcobaleno in Sicilia e la moglie Celeste.

Le due donne hanno una bambina e sulla sua carta di identità al momento si trova legge “Genitore 1” e “Genitore 2”, una dicitura ottenuta solo grazie all’intervento del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha firmato il documento.

“Con questo decreto ministeriale si va a intaccare l’identità del minore e il diritto all’identità è inalienabile. I figli delle coppie gay non sono bambini di serie B a cui non spetta la carta di identità”, ha dichiarato Daniela in un’intervista all’Adnkronos.

“Questo decreto è illegittimo oltre che palesemente discriminatorio”, ha continuato la referente.

Il problema si pone nel momento in cui è necessario rinnovare la carta di identità, perché con il decreto i figli delle coppie omosessuali rischiano di vedersi negati i documenti.

Il problema si pone soprattutto per coloro che hanno visto la loro origine riconosciuta tramite sentenze dei tribunali che sono state poi trascritte dall’anagrafe. In altri casi potrebbero trovarsi riconosciuti sul documento un solo genitore.

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