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Il boss che affiliava i ragazzini: chi è Marco Di Lauro arrestato ieri (e chi ha preso il suo posto)

Oggi alla guida del clan c'è Vincenzo che, libero, comanda il clan

Di Nello Trocchia
Pubblicato il 3 Mar. 2019 alle 12:50 Aggiornato il 3 Mar. 2019 alle 14:19
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Immagine di copertina

Marco Di Lauro è stato arrestato dopo 14 anni di latitanza, era l’ultimo importante latitante di camorra.

Al boss si è arrivati dopo un terribile fatto di cronaca, l’omicidio di Norina Matuozzo, donna di 30 anni, assassinata da Salvatore Tamburrino, vicino al clan Di Lauro.

Tamburrino si è consegnato alla polizia e poco dopo centinaia di uomini hanno braccato Marco Di Lauro.

Il questore di Napoli Antonio De Jesu sul collegamento tra i due fatti, ha spiegato: “Ci sono indagini in corso. Nel primo pomeriggio c’è stata una fibrillazione che ci ha consentito di intrecciare dei dati e di arrivare a quell’abitazione. È una iniezione di fiducia per la comunità. Un lavoro stellare”.

Un successo delle forze dell’ordine e della Procura di Napoli, guidata dal procuratore Gianni Melillo, e dei pm Maurizio De Marco e Vincenzo Marra che coordinano le indagini sui clan di Secondigliano.

Il boss è figlio del padrino Paolo Di Lauro, a capo dell’omonimo clan, camorrista che ha eretto un impero criminale grazie al traffico di droga e non solo, non a caso, chiamato ciruzzo ‘o milionario. Milioni di euro investiti all’estero, vita di lusso, e decine di affiliati.

In un libro mastro trovato qualche anno fa Marco Di Lauro era chiamato F4, quarto figlio del boss e reggente del clan quando il padre e il fratello, Vincenzo, sono finiti in carcere.

Marco Di Lauro, nelle tre guerre, che hanno insanguinato Secondigliano e l’area a nord di Napoli, con più di 200 morti, è stato sempre protagonista. Eppure quando i poliziotti, i carabinieri del Ros, i finanzieri sono arrivati, il boss ha detto: “Non fateli scappare”, riferendosi ai suoi gatti che, insieme alla compagna, gli facevano compagnia nell’appartamento a Marianella dove è stato catturato.

La sua presenza nel suo territorio ha un significato preciso, continuava a comandare e a gestire gli affari. Deve scontare 10 anni di carcere per camorra e droga, ma a rubargli il sonno è quella condanna per l’omicidio di Attilio Romanò, ucciso per errore dai killer del clan, agguato eseguito su ordine, secondo la Procura di Napoli, proprio di F4.

Era il 24 gennaio 2005 nel pieno della guerra contro gli scissionisti, la guerra che ridusse il potere del clan Di Lauro. Per quell’omicidio, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza all’ergastolo e ora dovrà celebrarsi un nuovo processo di appello.

L’annullamento è del 2015 e da allora, sono passati 4 anni, non è stato ancora fissato l’appello bis. La forza dei Di Lauro è che gli omicidi eseguiti dai killer venivano ordinati tramite figure di mezzo nella catena di comando, soggetti oggi tutti morti, e così, attraverso questa organizzazione, i capi si sono, troppe volte, salvati. Per capire l’impero economico a disposizione basti pensare che nel 2013, il dipartimento del Tesoro Usa inserì Di Lauro nella lista dei criminali, capaci per quantità di denaro, di inquinare l’economia americana.

“È un vero boss, più vicino al padre dal punto di vista della sostanza criminale”, racconta Stefania Castaldi, per anni pubblico ministero anticamorra a Napoli e oggi procuratore aggiunto a Nola. “Nella prima faida di Scampia – spiega Castaldi – a sparare erano proprio minorenni, i killer erano ragazzini, affiliati dai Di Lauro”.

Anni prima della paranza dei bambini i ragazzini venivano assoldati grazie anche alla passione per il calcio, passione condivisa dai Di Lauro con gli altri gruppi criminali di Secondigliano.

A raccontarlo è un pentito Armando De Rosa, qualche anno fa: “Anche i Di Lauro fecero le squadre, ve ne erano due. Una è di Vincenzo Di Lauro e l’altra di Marco Di Lauro. Marco sicuramente giocava. Nella squadra di Marco giocavano due ragazzini che erano suoi amici, che lo spostavano, uno si chiamava piccoletto, l’altro Salvatore Tamburrino”.

Dal campo al covo. Oggi il clan, però, non è finito. Tranne Cosimo Di Lauro, i fratelli di Marco, sono tutti fuori, a partire da Vincenzo che, oggi, da uomo libero, comanda il clan.

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