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Otto bombe in 20 giorni, la mani della Camorra su Afragola. I cittadini scendono in piazza: “Qui lo Stato non c’è”

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 17 Gen. 2019 alle 07:29 Aggiornato il 17 Gen. 2019 alle 07:52
Immagine di copertina

Otto bombe in un meno di mese sono esplose ad Afragola (Napoli). L’ultimo ordigno ha colpito un autosalone. Di “ore drammatiche” per i cittadini del comune nell’hinterland napoletano ha parlato il deputato Andrea Caso (Movimento 5 stelle), membro della Commissione Antimafia. “Questi ordigni minano la quiete economica cittadina, minacciano l’incolumità pubblica e sono una sfida vera e propria che la criminalità organizzata lancia allo Stato”.

La politica annuncia così l’ennesimo vertice e prepara quella che da Afragola definiscono “un’altra sfilata”. Il M5s chiede a Salvini di recarsi sul posto “ma queste cose non servono a niente se poi non hanno un seguito con politiche significative di contrasto alla criminalità” è lo sfogo di Gianluca Torelli, che gestisce la Masseria Antonio Esposito Ferraioli, il bene confiscato alla mafia più grande della Campania.

“La politica ha abbandonato questo territorio da tempo” e “l’ennesima visita di un ministro come semplice spot non servirebbe a nulla. Qui servono azioni quotidiane che questo governo non sembra in grado di mettere in atto”. Per questo i cittadini di Afragola, “per l’ennesima volta”, si sono organizzati da soli.

Sabato 19 gennaio è stata indetta una grande manifestazione di piazza: l’appuntamento è alle 9.30 per il corteo che terminerà sotto le finestre del Municipio. Dall’Anpi a Libera, dalle parrocchie agli scout, “sarà la città che non si arrende al terrore ad alzare la voce”.

“È una manifestazione spontanea, chiamata dalle persone che non accettano di vivere nella paura”. Significativo il ‘titolo’ scelto per la mobilitazione: “Basta bombe, basta violenza”. Perché 8 bombe in 20 giorni sono “un chiaro segnale” del fatto che la criminalità ha deciso di alzare il tiro in questo territorio. 

L’ultimo esercizio a essere colpito è stato, nella notte tra lunedì 14 e martedì 15 gennaio, un autosalone. Ma gli attentati intimidatori, perché di questo si tratta, sono assolutamente trasversali: bar, pizzerie, agenzie di assicurazioni e immobiliari. “Viviamo una fase critica, ma a far rabbia è il fatto che la politica non stia vivendo questa situazione come una ferita”. Eppure “otto bombe in venti giorni dovrebbero essere una priorità”. 

Ma così non è e la prova, secondo Gianluca Torelli, è data dai contenuti del decreto sicurezza “che di tutto si occupa meno che dei veri problemi del Paese. Finge di non vedere il problema delle mafie e, anzi, aprendo alla vendita ai privati dei beni confiscati di fatto fa un enorme regalo ai sodalizi criminali”.

E allora “è il momento della mobilitazione dal basso” perché “la nostra città appartiene al 99 per cento delle persone oneste”. Ad Afragola c’è voglia di riscatto e il messaggio che arriva alle istituzioni è chiaro: “Chiediamo sostegno e collaborazione, di essere presenti e vicino alla gente”.

Per farci capire il clima che si respira in queste ore ad Afragola, Gianluca ci racconta un aneddoto: “Avevamo lanciato la manifestazione fra 15 giorni. O almeno questa era l’idea”. Ma dopo l’ultimo ordigno esploso “la gente ci ha chiesto di andare in piazza subito. Non possiamo più aspettare”, soprattutto ora che l’attenzione dei media nazionali e della politica si è accesa dopo la bomba che, alle 2.00 di mercoledì 16 gennaio, ha colpito la pizzeria di Gino Sorbillo, nella vicina Napoli.

Ma gli abitanti di Afragola rifiutano ogni tentativo di far passare la loro città di serie b rispetto a Napoli: “Questo è il momento di alzare una voce comune contro la criminalità. Di mostrare quell’unità, dietro un movimento di ribellione collettivo, che la politica sembra non conoscere”. Per questo sabato in molti da Napoli andranno ad Afragola, proprio come dall’hinterland decine di persone sono pronte a muoversi alla volta del capoluogo per portare solidarietà a Gino Sorbillo.

Perché Afrgola, come Napoli, non devono essere raccontati come i luoghi della paura. Radio Siani, Cgil, Libera: sono tante le realtà che contribuiscono alle attività della masseria intitolata al sindacalista Antonio Esposito Ferraioli, ucciso dalla Camorra il 30 agosto 1978. “Qui abbiamo 120 orti urbani gestiti direttamente dai cittadini” ed è qui che si sta ristrutturando un parte dell’edificio dove troveranno rifugio le donne vittime di violenza. “Ma non sarà solo un progetto di accoglienza: lavoreranno – e in dieci già lavorano – per mettere in commercio i prodotti che arrivano dagli orti”.

Si chiama “resistenza quotidiana”. Quella che la politica, dalle parti di Afragola, non conosce. “Più comodo arrivare e sfilare per le vie della città dopo l’ottava bomba, magari dopo la nona o la decima”. Perché è in quel momento che i riflettori sono accesi e si può ottenere consenso. Più difficile è “sporcarsi le mani ogni giorno”.