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Bari, immigrata aggredita in strada dal branco: “Insultata anche dalla soccorritrice dell’ambulanza”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Feb. 2019 alle 15:36
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Immagine di copertina
Credit: Lorenzo de Simone / Aurimages

A Bari una donna originaria della Costa d’Avorio è stata aggredita fisicamente e verbalmente da un gruppo di donne e uomini e, quando sono arrivati i soccorsi, è stata persino insultata dalla soccorritrice dell’ambulanza. Edith Tro, in Italia da 30 anni, è madre di un ragazzo di 27 anni e di una bimba di 9 e lavora nel settore della ristorazione dei treni.

Lo scorso mercoledì 20 febbraio stava tornando a casa da lavoro quando è stata aggredita da un gruppo di persone.

“Tornavo a casa da lavoro a piedi nel sottopasso Duca degli Abruzzi, parlando al telefono”, ha raccontato la signora a Repubblica, quando ho dovuto chiedere più volte ‘permesso’ per superare un gruppo di cinque, forse sei donne di età compresa tra 25 e 50 anni, che parlavano in dialetto urlando”.

La donna è poi scesa dal marciapiede per aggirare l’ostacolo. A quel punto è iniziata l’aggressione: “Nel momento in cui ho oltrepassato le donne ho sentito gridarmi contro una serie di insulti, come ‘permesso il cazzo’, ‘tornatene nel tuo Paese’, ‘ti facciamo vedere noi, nera’. Appena mi sono voltata, è partito il primo pugno in faccia”.

Edith è stata picchiata da una donna, cui poi si sono aggiunti due uomini.

“Ero spiazzata, in trent’anni in Italia non mi era mai successa una cosa simile”, racconta. “Non sono una ragazza, quindi ne ho viste tante. Riconosco le battute che mi fanno al lavoro, quando mettono in dubbio che io possa essere stata assunta con un concorso. Ma sono persone isolate: dell’ira e della violenza del branco, invece, c’è da avere paura”.

Solo dopo diversi minuti sono intervenuti due uomini, un benzinaio e suo figlio, che hanno messo in fuga gli aggressori. Secondo quanto riporta Repubblica, questi avrebbero anche portato via il telefono cellulare della donna.

“Nonostante mi sia lanciata per strada, nessuno si è fermato ad aiutarmi e la rabbia è cresciuta quando è arrivata l’ambulanza del 118, chiamata dai miei soccorritori”, dice Edith. “La donna a bordo, forse un’infermiera, ha messo in dubbio il mio racconto, insinuando che volessi andare in ospedale solo per godere dell’infortunio sul lavoro. Diceva che dovevo solo ringraziare se stavo lavorando. Se dicevo che avevo preso colpi dappertutto, mi rispondeva che non poteva mica farmi i raggi dalla testa ai piedi. Si è arrabbiata perché le ho detto che secondo me si trattava di un’aggressione a sfondo razziale, sostenendo che non potevo dirlo visto che anche gli immigrati parlano in dialetto”.

Edith, che ora è sotto osservazione, è stata sottoposta a tutti gli esami in codice rosso solo grazie all’insistenza di suo figlio.

“Ci tengo a precisare che i miei figli sono italiani, nati qui, e tante mie amiche che mi stanno sostenendo sono baresi”, sottolinea la donna. “Ma qualcuno viene fomentato a odiare, e stanno succedendo cose mai viste prime, anche da parte di chi dovrebbe avere una certa sensibilità come operatore sanitario”.

I carabinieri indagano sull’accaduto e anche la direzione del 118 ha avviato le sue verifiche.

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