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Reggio Emilia, bambino escluso da scuola perché diabetico: “Hanno strappato mio figlio dagli amichetti”

Esiste una normativa che non obbliga gli insegnanti alla somministrazione dell’insulina, ecco a cosa si sarebbero appellate le maestre

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 21 Feb. 2019 alle 18:58
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Immagine di copertina

Un papà ha denunciato una discriminazione in un asilo pubblico: “Come è possibile che mio figlio sia stato escluso da un asilo pubblico solo perché ha il diabete?”.

Si tratta di un bambino di due anni e mezzo, diabetico fin dal primo anno dopo la nascita, che la scuola pubblica di un paesino dell’Appennino reggiano si è rifiutata di accogliere. Gli insegnanti della scuola si sarebbero appellati alla normativa che non li obbliga alla somministrazione dell’insulina.

“Mio figlio è stato strappato ai suoi amichetti”, ha spiegato il genitore. Adesso, la famiglia sarà obbligata a portare il bambino in un asilo privato a sette chilometri di distanza, tra le strade di montagna.

I genitori avevano dotato il loro piccolo di un microinfusore di ultima generazione per evitare le iniezioni di insulina con penne e di un sensore per rilevare, anche in remoto, quindi anche dal loro luogo di lavoro, i valori della glicemia in tempo reale. Ma nonostante questo metodo meno invasivo, le maestre hanno rifiutato il bimbo.

Al termine del mese di prova delle tecniche per controllare il diabete, viene infatti formalizzata la indisponibilità del personale scolastico a seguire il bambino in classe con il microinfusore.

Il diabete è una malattia seria, che non va sottovalutata. Ma di sicuro è gestibile con le giuste accortezze.

Rita Lidia Stara, presidente della Federazione emiliano-romagnola delle associazioni che si impegnano per le persone con diabete, ha parlato chiaramente di “un fatto discriminatorio gravissimo e inaccettabile”.

“È la prima volta che osservo una simile chiusura. Spero che questo caso possa servire ad ottenere una normativa nazionale a tutela di tutti i bambini che hanno necessità di farmaci durante l’orario scolastico, ma anche della stessa scuola. Il fatto avviene purtroppo nella provincia degli asili più belli del mondo”, ha continuato Lidia Stara.

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