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Minniti: “In Libia non possiamo evitare di fare accordi con Haftar e Sarraj”

Il ministro dell’Interno Marco Minniti è intervenuto alla Festa dell'Unità di Roma per parlare della gestione dei flussi migratori e integrazione

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 27 Set. 2017 alle 15:33 Aggiornato il 27 Set. 2017 alle 17:29
Immagine di copertina
Marco Minniti.

“Si è parlato di questione emergenziale. Dire ‘emergenza’ significa solo dare un aiuto straordinario ai populisti, che crescono e si rafforzano in queste politiche. Mettere in campo una visione per me è il cuore delle politiche riformiste. Dobbiamo liberarci dagli schemi, dobbiamo mettere in campo un’idea per cui il tema dell’immigrazione si affronta tenendo conto di tre capisaldi: il primo è che la partita della gestione dei flussi migratori si affronta in Africa e in Libia; il secondo è la politica dell’accoglienza in Italia; il terzo caposaldo è l’integrazione”.

Ha le idee chiare il ministro dell’Interno Marco Minniti quando parla di gestione dei flussi migratori e integrazione alla Festa dell’Unità di Roma.

Accoglienza e integrazione in Italia

Sulla politica dell’accoglienza italiana il ministro dice: “abbiamo lavorato per un’accoglienza diffusa, abbiamo lavorato per avere piccoli numeri diffusi sul territorio che rendono più facile l’accoglienza e il processo di integrazione. I piccoli numeri fanno venire meno la diffidenza e consentono di poter tenere conto del diritto di chi è accolto e di chi accoglie”.

Nell’approfondire l’ultimo punto Minniti fa riferimento al piano nazionale del governo sull’integrazione. “È la prima volta che l’Italia presenta un piano nazionale. Questo riguarda ovviamente le persone nel nostro paese che hanno già avuto il riconoscimento della protezione internazionale, quelli che tecnicamente sono i rifugiati, sono circa 75mila. Per la prima volta il nostro paese affronta in maniera organica il tema dell’integrazione, cruciale per le nostre società”.

Per Minniti l’integrazione è un punto fondamentale per mantenere alta l’attenzione sul tema della sicurezza internazionale: “Se facciamo mente locale su quanto è avvenuto in questi mesi in Europa, e guardiamo a quelli che sono stati i soldati del terrorismo internazionale, notiamo che la maggior parte di loro non veniva dalla Siria o dall’Iraq, ma erano figli dell’Europa. Erano figli di una mancata integrazione”.

“Dobbiamo accogliere ed integrare ma anche difendere e rafforzare la nostra democrazia”: è questo il principio cardine della nuovo piano nazionale del governo, sul quale Minniti non è disposto a scendere a compromessi.

“Ci sono valori fondamentali della nostra società che non vogliamo in alcun modo mettere in discussione: il primo è la laicità dello Stato, mi riferisco alla Sharia, è un valore non negoziabile; il secondo è che il rapporto uomo-donna nel nostro paese, nelle grandi democrazie europee è il frutto di una straordinaria evoluzione della storia. Su questo hanno passato la loro vita donne italiane straordinarie che ci hanno spiegato la parità di genere, che la donna non è succube dell’uomo”, ribadisce Minniti.

“Rapportarsi agli altri in un principio di piena consonanza e tuttavia avendo forte l’idea che su alcuni valori cardine della nostra democrazia noi non ci presentiamo con una bandiera bucata. Perché la forza di una civiltà è quella di dialogare con gli altri ma tenere saldi i principi che ci hanno fatto forti”, è la linea del ministero dell’Interno.

L’Italia e l’Europa

Sulla politica di gestione dei flussi migratori “l’Italia ha fatto da apripista, da pioniere, ha costruito le condizioni sulla base di un punto di vista fortemente nazionale, ma con quel progetto ha reso l’Europa più forte. Era una scommessa molto impegnativa. La partita non era così semplice da gestire. A un certo punto l’Europa ha detto con voce molto forte che ‘l’Italia ha difeso l’onore dell’Europa’, cosa vera che ci riempie d’orgoglio. Ma l’Italia lo avrebbe difeso meglio se accanto ai porti italiani gli altri paesi europei avessero aperto i loro porti di competenza”.

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Haftar e Minniti

Il capo dell’Interno ammette di aver avuto un incontro privato con il generale libico Haftar, diretto antagonista del governo di al Sarraj e uomo di punta delle milizie più potenti che operano nel paese nord africano.

“Haftar è ospite del nostro paese, se si vuole stabilizzare la Libia occorre fare uno sforzo democratico che tenga conto dei protagonisti sul campo: ad ovest è Fayez al Sarraj, ad est Khalifa Haftar. Noi abbiamo fatto un accordo per governare i flussi col governo legittimato dall’Onu, quello di al Sarraj. Ma per governare i flussi bisogna stabilizzare il paese e quindi serve incontrare anche Haftar”.

“Il governo di Haftar non è riconosciuto dalle Nazioni Unite, tuttavia è presente in Tripolitania, territorio cruciale per il traffico dei flussi migratori: le grandi città di Sabrata, Zuara, Gasr Garabulli, sono il sud della Libia, zone cruciali per il destino e il futuro dell’Europa e noi dobbiamo cercare di stabilizzare quei territori dialogando con chi li governa”.

“Il confine sud della Libia, a mio avviso, è sempre più il confine sud dell’Europa. Non è la prima volta che l’Europa fa accordi con altri paesi per governare i flussi migratori”, ha detto Minniti.

Nei giorni passati, il consiglio militare di Sabrata, città libica con il maggior numero di partenze di migranti verso il Mediterraneo, che risponde a Tripoli, ha condannato l’invito dell’Italia a Khalifa Haftar.

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“Denunciamo l’invito giunto specie perché la Corte penale internazionale ha chiesto ripetutamente l’arresto degli affiliati del generale, colpevoli di aver commesso crimini di guerra”, spiegava in una nota il consiglio militare della città della Tripolitania.

Il 21 settembre, la Corte Penale Internazionale (Cpi) ha emesso un mandato d’arresto nei confronti di Mahmoud Mustafa Busayf al-Werfalli, comandante della brigata libica di al-Saiqa, con l’accusa di omicidio e di crimini contro l’umanità, come si legge sul sito della Corte.

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Accuse che in qualche modo potrebbero lambire lo stesso Haftar, dal momento che al-Werfalli riceveva ordini direttamente da lui.

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Ma Minniti non intende tenere conto di queste implicazioni e procede con la sua operazione che coinvolge anche i capo-tribù libici: “Il traffico di esseri umani è attualmente la principale attività economica in alcune realtà della Libia, a cominciare da Sabrata. Per combatterlo occorre fornire sostegno ai sindaci dalle città libiche costruendo con loro percorsi alternativi che li aiutino a realizzare uno sviluppo futuro diverso e stabile”.

Da una parte quindi gli accordi con Haftar, dall’altra quelli con il governo riconosciuto di al Sarraj: “Non abbiamo ancora risolto il problema dei migranti ma cominciamo a intravedere la luce in fondo al tunnel”.

Il capo del Viminale ha parlato anche del protocollo firmato proprio con il governo di al Sarraj, grazie al quale “l’Unhcr ha visitato 27 campi di accoglienza su 29, selezionando mille migranti vulnerabili per accordare loro lo status di rifugiati”, ha detto Minniti.

L’Unhcr in Libia

L’agenzia Onu Unhcr sta negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto un centro di accoglienza che assicuri libertà di movimento ai rifugiati e ai richiedenti asilo, dando priorità ai più vulnerabili. In questo centro, l’agenzia Onu fornirà servizi di registrazione, alloggio, cibo, servizi sociali, consulenza e sostegno ai sopravvissuti a violenze sessuali e di genere, e soluzioni in Stati terzi per i più vulnerabili.

L’agenzia Onu ha annunciato che sta lavorando per assistere e proteggere oltre 535mila persone in Libia, tra le quali oltre 226mila libici sfollati interni a seguito del conflitto, 267mila libici che sono tornati alle loro case ma rimangono in condizioni di vulnerabilità e 42.834 rifugiati e richiedenti asilo registrati.