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I consiglieri milanesi di M5S a TPI: “Lista unica con la sinistra anti-Sala? Meglio da soli”

Una parte delle forze alla sinistra del PD prova a coinvolgere i grillini in un progetto alternativo all'attuale Sindaco Sala, pur lasciando aperta la porta per il ballottaggio. Ma Gianluca Corrado e Patrizia Bedori li gelano: "Decideranno i nostri attivisti, al momento non ci sono le condizioni. Nemmeno per un'alleanza con il PD"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 4 Set. 2020 alle 16:24
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Immagine di copertina
Gianluca Corrado e Patrizia Bedori sono i due consiglieri comunali eletti dal M5S a Milano nel 2016

“Saranno i nostri iscritti a decidere, come sempre, ma al momento non sembrano esserci le condizioni per allearsi con la sinistra. E nemmeno con il PD”. I due consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Marino, Patrizia Bedori e Gianluca Corrado, spiegano a TPI i motivi per i quali sono molto freddi rispetto all’ipotesi di un’inedita alleanza con la sinistra in vista delle amministrative milanese della primavera 2021. Ma da dove nasce questa suggestione? Andiamo con ordine.

In varie occasioni abbiamo parlato di “Milano 2030”, la galassia di movimenti e associazioni a sinistra del PD che nei mesi più difficili della pandemia da Covid-19 ha tenacemente dato battaglia al centrodestra che governa la Regione Lombardia. Proprio al suo interno è nata la proposta di commissariamento della sanità locale, che ha trovato una sponda più che autorevole nell’europarlamentare del PD Pierfrancesco Majorino, ma soprattutto nelle 25 associazioni e nei 75mila lombardi che in poco tempo hanno sottoscritto la proposta.

Vista anche la notevole visibilità ottenuta, molti avrebbero scommesso sulla trasformazione di “Milano 2030” in un cartello elettorale che rimarcasse il peso delle sinistre nella prossima coalizione progressista e segnatamente nel rapporto con il PD e l’amministrazione milanese. Invece, non tutti i componenti della squadra la pensano allo stesso modo, anzi. C’è un gruppo che lavora per la continuità del centrosinistra alla guida di Milano: al suo interno si annoverano forze che vanno da Sinistra X Milano a èViva. Quest’ultima, tra l’altro, è l’unica a vantare tra le proprie fila un parlamentare: il Senatore Francesco Laforgia, ex PD.

Per quanto riguarda Milano in Comune, realtà formata da Rifondazione Comunista e da Possibile, la rottura con Beppe Sala è invece ormai un dato di fatto. Matteo Prencipe (segretario milanese di Rifondazione Comunista) lo spiega su Facebook con un post al quale non fa certo difetto la chiarezza: “Noi sosteniamo la lista di Milano in Comune, che è all’opposizione in consiglio comunale di questa amministrazione da quasi cinque anni. È cambiato qualche cosa ultimamente nella politica amministrativa, di così tale rilevanza da farci riflettere? Una qualche riflessione ‘sul modello Milano’ da cambiare? Una riflessione sullo smodato consumo di suolo e regalia alla rendita parassitaria? Noi notiamo al contrario, dichiarazioni di puro ‘continuismo’ amministrativo da parte del principale partito del centro sinistra, oppure professioni di sperticato ‘alleantismo’ a prescindere. Zero progetto”.

“Dopo il disastro pandemico, la crisi sociale in corso, dovremmo ritenere ‘innovazione e discontinuità’ il fare un po’ di strisce ciclabili? Su via, un po’ di serietà. Il centrosinistra ha il dovere di fare una nuova proposta politica, sociale ed economica, alla città e di questo per ora non se ne vede traccia. Infine, una notarella ai detrattori smemorati, che dimenticano cosa accadde al secondo turno di cinque anni fa. Senza i voti antifascisti degli elettori critici e autonomi, che sostennero Milano in Comune, i giornali di oggi non avrebbero da discettare su Sala si o no. Si farebbe bene a rispettare questi elettori”, chiosa Prencipe, con una fermezza che non lascia spazio a dubbi.

Ma se di sostenere Sala non se ne parla, almeno al primo turno, qual è il progetto alternativo di Milano in Comune? TPI è in grado di rivelarvi che si tratta di un’idea decisamente ambiziosa: una lista unitaria che veda al suo interno anche i Verdi e il Movimento Cinque Stelle, che si presenti da sola al primo turno, con la possibilità poi di convergere sul candidato del centrosinistra al ballottaggio.

Se i Verdi ultimamente hanno manifestato posizioni di analoga distanza da Sala, i grillini milanesi sembrano ben più difficili da convincere. “Ci stiamo lavorando, ma non è affatto detto che ce la si faccia”, ammette onestamente Alessandro Brambilla Pisoni. L’avvocato e militante di Milano in Comune da tempo sta seguendo questo certosino percorso politico, con l’avvallo di Basilio Rizzo, il decano dei consiglieri comunali. Entrato a Palazzo Marino nel lontano 1983, oggi Rizzo è l’unico esponente di Milano in Comune nell’assise: “Proprio per questo – spiega a TPI – sono molto assorbito dalle vicende istituzionali, ma sono informato del progetto e chi se ne sta occupando mi aggiorna sui suoi sviluppi”.

A metà settembre i vari soggetti coinvolti si incontreranno alla festa di Rifondazione Comunista, per vedere se le rose fioriranno: “In quella sede, vedremo se e come portare avanti il discorso – prosegue Brambilla Pisoni – Al momento il nostro orientamento è quello di non sostenere l’eventuale ricandidatura di Sala al primo turno, ben sapendo che la legge elettorale ci lascia altri strumenti per impedire che siano le destre a vincere. Ovviamente faremo di tutto per evitare di perdere Milano. Se il candidato fosse un altro le cose potrebbero cambiare, ma è inutile fare il nome di chi preferiremmo: la questione non è personale, bensì politica. Ci sono stati troppi passaggi nei quali non abbiamo condiviso le posizioni della Giunta”.

Ma cosa ne pensano i diretti interessati? “Può anche darsi che qualcuno dei nostri pensi a un’alleanza con la sinistra, perché in effetti abbiamo condotto alcune battaglie insieme”, dice Gianluca Corrado a TPI. “Tuttavia si è trattato di temi molto inflazionati, come il verde, e sui quali con noi c’era anche un esponente del PD, ovvero Carlo Monguzzi. Invece su molte altre cose noi abbiamo idee diverse rispetto a Milano in Comune. E comunque la questione relativa a questa alleanza non è ancora stata discussa nei nostri ambiti decisionali”.

Ma se in tali ambiti qualcuno lo proponesse ufficialmente? “Per quanto mi riguarda, sono contrario a qualunque alleanza sui territori, perché questo significherebbe snaturare la storia del Movimento e in particolare di quello milanese, dove ci sono degli attivisti storici che si danno da fare da più di quindici anni. Tuttavia, se proprio mi costringessero a fare un’alleanza con qualcuno, la farei con chi può portarci a vincere, non certo con chi ha un consenso intorno all’1 per cento! E la farei per sostenere un Sindaco diverso da Sala, uno più attento ai temi del verde”, replica Corrado.

Sulla stessa linea del collega è Patrizia Bedori, la quale sottolinea come i consiglieri comunali M5S siano “portavoce” della base: “So che si sta parlando di questa ipotesi, ma non al nostro interno. Non abbiamo ancora incontrato i nostri attivisti dopo il periodo di vacanze estive e quindi è presto per parlare di alleanze. Oltretutto dovremmo farlo sulla base di programmi che esprimano una visione della Milano del futuro, ma essi al momento non esistono. È vero che abbiamo spesso condiviso posizioni con Basilio Rizzo, un figura che personalmente io stimo molto per la sua correttezza, ma da qui a fare un’alleanza ce ne corre”

Rispetto all’ipotesi di una possibile alleanza col PD, che replichi lo schema nazionale, Bedori osserva: “Non mi pare proprio che ci siano le condizioni nemmeno per andare in questa direzione. Basta leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti di vertice del PD milanese e anche quelle di Azione, che esclude la possibilità di affiancarsi al PD in una coalizione nella quale ci sia anche il M5S. Oltretutto, ci sono state diverse ragioni di attrito tra noi e la Giunta Sala, a maggioranza PD, in particolare sui temi ambientali. Vedremo nelle prossime settimane: al momento siamo concentrati sul referendum e ricordo che la ‘sinistra-sinistra’ è schierata per il No, mentre noi siamo per il Sì. Però sa cosa le dico? Secondo me la cosa migliore sarebbe che il M5S andasse per conto suo, così che ognuno possa prendersi la piena responsabilità di quello che ha fatto – o non ha fatto – agli occhi degli elettori milanesi”.

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