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Fabrizio Corona sfrattato: deve lasciare l’appartamento di via De Cristoforis da 2,5 milioni

Di Antonio Scali
Pubblicato il 26 Feb. 2019 alle 13:30 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:52
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Immagine di copertina

FABRIZIO CORONA SFRATTATO – Solo 120 giorni di tempo. Fabrizio Corona deve lasciare la casa di via De Cristoforis a Milano, nel cuore della movida del capoluogo lombardo, dopo che circa un anno fa gli era stata sequestrata dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano.

Non si tratta certo di un monolocale o di un appartamentino da quattro soldi, bensì di una casa da 2,5 milioni di euro in pieno centro, a due passi da Corso Como. La comunicazione dello sfratto da parte dell’Agenzia del Demanio, con l’avviso all’ex re dei paparazzi di lasciare l’appartamento, è partito lo scorso 15 febbraio.

Fabrizio Corona, infatti, non ha più diritto ad abitare in quella casa, in quanto risulta sequestrata su decisione della Sezione misure di prevenzione, presieduta da Fabio Roia, già dallo scorso aprile, e attualmente appartiene allo Stato.

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L’immobile, inoltre, non era intestato al fotografo, ma fittiziamente ad un suo collaboratore, Marco Bonato. L’avviso è attualmente negli atti del Tribunale di Sorveglianza, che lo scorso 30 novembre aveva confermato l’affidamento terapeutico per Corona con dimora nella casa già confiscata.

L’affidamento terapeutico è dovuto alla dipendenza dalla cocaina da parte dell’ex agente dei vip, che che ha continuato ad indicare la casa di via De Cristoforis come sua abitazione. Ora l’avviso di lasciare entro 120 giorni l’abitazione, in quanto non ha più diritto di abitarci dopo la confisca (e visto che era intestata ad una terza persona).

Intanto nelle scorse settimane la Procura generale ha depositato ai giudici della Sorveglianza un’altra richiesta di revoca dell’affidamento, facendo notare, inoltre, che Fabrizio Corona, malgrado si debba curare dalla dipendenza dalla cocaina, sia andato lo scorso dicembre nel ‘boschetto della droga’ di Rogoredo, alla periferia sud di Milano, a fare “l’agente provocatore”, fingendo di acquistare stupefacenti per una trasmissione televisiva.

L’udienza davanti alla Sorveglianza per decidere sulla revoca o meno non è ancora stata fissata, così come non è stata fissata ancora l’udienza in Cassazione.

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