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A Bologna si celebra l’Error Day, la giornata mondiale dell’Errore: “Venite e sbagliatevi tutti”

Di Maria Elena Gottarelli
Pubblicato il 3 Mag. 2019 alle 17:56 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:51
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Immagine di copertina
Error Day, Bologna, 4-5 maggio 2019

Sbagliare è umano, perseverare è bolognese: a Bologna, è tempo di Error Day, lo spettacolo comico che andrà in scena presso l’oratorio San Filippo Neri sabato 4 maggio e domenica 5. Lo slogan, scelto dall’organizzatrice Clelia Sedda è eloquente: “Venite e sbagliatevi tutti”.

Su Il Fatto Quotidiano, Clelia Sedda, che è anche docente  universitaria e attrice comica, spiega il senso di questo evento fuori dall’ordinario, che si pone l’obiettivo di celebrare ciò che solitamente e naturalmente tendiamo a stigmatizzare: lo sbaglio, l’inciampo.

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“L’errore è parte della nostra condizione umana, non un limite momentaneo superabile una volta per tutte, ma un ineludibile risvolto dell’esistenza”, spiega la professoressa. “Il vagare, che ci vede impegnati per tutta la vita nel compito di diventare esseri umani, ci mostra l’errore insito in questa ricerca, che non ha mai nulla di garantito in via definitiva e ci segna come esseri vulnerabili e fallibili”.

Per questo, continua Clelia Sedda, c’è bisogno dell’Error Day, per esorcizzare la naturale avversione che ognuno di noi ha per il fallimento “simulando l’adorazione”.

Lo spettacolo non avrà solo la funzione di celebrare l’errore in sé, ma anche quello di riflettere sulla sua accezione nel campo dell’educazione. “Quello dell’educazione è un tema urgente per il quale non esiste una verità, ma una serie infinita di problemi”, spiega ancora l’attrice comica.

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Attraverso i vari temi che verranno toccati durante l’Error Day si vuole fare passare un messaggio preciso: “Molto spesso la felicità è semplicemente l’assenza di dolore. Quando abbiamo avuto mal di pancia poi siamo felici solo per il fatto che ci sia passato. Ecco: la scuola dovrebbe assumersi anche la responsabilità di ‘far soffrire’ gli studenti perché è una illusione che si possa raggiungere un risultato senza qualche sforzo”.

“Avremo così studenti felici all’uscita dalla scuola, o perlomeno preparati ai dolori futuri”, conclude la docente.

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