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La figlia del boss Totò Riina ha aperto un ristorante a Parigi: si chiama Corleone

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 9 Gen. 2019 alle 13:40 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 09:02
Immagine di copertina
L'ingresso del ristorante

A Parigi apre “Corleone” il ristorante di Lucia Riina, figlia del boss di Cosa Nostra Totò, morto il 17 novembre 2017 in carcere.

Il nome leva ogni dubbio – “Vita nuova” scrive lei su Facebook insieme ad alcune foto della capitale francese. Il cambiamento che coinvolge la famiglia di Lucia Riina, il marito Vincenzo Bellomo, e la figlia che ha poco più di due anni, riguarda il loro trasferimento e l’apertura del ristorantino nella capitale francese.

corleone riina

Location chic – Il locale che promette “autentica cucina siciliana-italiana da scoprire in un ambiente elegante e accogliente” è in Rue Daru una stradina non lontana dall’Arc de Triomphe, dal parco di Monceau e dal celebre Lido, il cabaret che fa spettacoli noti in tutto il mondo con ballerine bellissime e fantasiosi acrobati.

Chi è Lucia Riina – La più piccola dei figli del padrino mafioso corleonese, capì chi fosse davvero suo padre dopo il suo arresto nel gennaio ’93, da tempo desiderava lasciare Corleone dove si sentiva “oppressa” ed “emarginata” e dove sosteneva di avere con la famiglia un basso reddito. Lucia Riina da anni ha scoperto di avere una vena artistica e ha cominciato a dipingere facendo anche qualche mostra.

Le polemiche contro Mattarella – Nel 2017 si era vista rifiutare il bonus bebè dopo la nascita della figlia due volte dal Comune di Corleone e una volta dall’Inps. Proprio in quell’occasione su Fb scrisse: «Chiederemo al presidente della Repubblica la revoca della cittadinanza italiana sia per noi che per nostra figlia così sarà chiaro al mondo intero come l’Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perché sono brutti, sporchi e cattivi».

Sospetti perenni –  Nel 2008 si è sposata con Vincenzo Bellomo un giovane di Corleone che faceva il rappresentante di prodotti vinicoli e alimentari. Il marito, che ha 44 anni, era stato al centro delle attenzioni investigative antimafia perché sospettato di essere il «Vincenzo Belluomo» di cui si parlava in un pizzino ritrovato nel covo di Montagna dei Cavalli, a Corleone, dov’è stato arrestato l’altro padrino corleonese Bernardo Provenzano.

Un leone rampante, stemma di Corleone, troneggia all’interno del bistrot parigino. Una rivalsa per la città siciliana o puro marketing per chi i turisti che hanno in mente le scene del “Padrino”?