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Le crude immagini dei “wet market” in Cina. Gli animalisti: “L’Onu li vieti per sempre” | VIDEO

Di Anna Ditta
Pubblicato il 2 Apr. 2020 alle 11:39
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Immagine di copertina
Credit: Animal Equality

Le crude immagini dei “wet market” in Cina. Gli animalisti: “L’Onu li vieti per sempre” | VIDEO

Nuove immagini dei “wet market“, i mercati diffusi in alcune parti del mondo – inclusa la Cina – in cui vengono venduti animali vivi, vengono diffuse dall’organizzazione internazionale per la protezione degli animali Animal Equality, che lancia oggi una campagna mondiale e una petizione per chiedere alle Nazioni Unite di chiudere immediatamente questo tipo di mercati. I ricercatori ritengono inoltre che Covid-19 molto probabilmente abbia avuto origine in un wet market a Wuhan, in Cina, un luogo noto per il commercio di animali selvatici.

Nel filmati esclusivi girati dagli investigatori di Animal Equality nei wet market di Cina, Vietnam e India, vengono mostrati cervi, procioni, coccodrilli e cani che vivono in condizioni igienico-sanitarie critiche, chiusi nelle gabbie prima di essere venduti e uccisi.

“I wet market prendono il loro nome in parte dal sangue e dall’acqua che bagnano i pavimenti delle bancarelle con i resti di animali brutalmente uccisi sul posto per i clienti che considerano quella carne “fresca””, si legge nel comunicato di Animal Equality. “È in questi mercati non regolamentati che hanno avuto origine malattie come la SARS e dove gli scienziati ritengono che la COVID-19 abbia avuto inizio. Animali esotici e animali allevati a scopo alimentare sono ammassati in gabbie anguste e recinti non igienici, creando il terreno perfetto per la proliferazione di malattie zoonotiche”.

“I wet market non hanno posto nella nostra società e dovrebbero essere immediatamente chiusi. Non solo questi mercati sono estremamente crudeli per gli animali, ma la ricerca scientifica ha dimostrato il loro legame con le epidemie di malattie di origine animale, dimostrando che sono anche una minaccia immediata per la salute e la sicurezza pubblica”, afferma Matteo Cupi, Direttore Esecutivo di Animal Equality in Italia.

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