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Covid, AstraZeneca ammette: “Grazie a un errore nel dosaggio il nostro vaccino è più efficace”

Il vaccino messo a punto da Oxford insieme ad AstraZeneca ha raggiunto l'efficacia al 90 per cento nel gruppo di volontari cui è stata iniettata mezza dose al posto di una dose completa nella prima somministrazione

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 15:30 Aggiornato il 26 Nov. 2020 alle 15:31
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L’azienda farmaceutica AstraZeneca, che sta lavorando a un vaccino contro il Covid-19 insieme all’università di Oxford, ha ammesso che l’efficacia massima del vaccino, pari al 90 per cento, è stata ottenuta perché a un gruppo di volontari è stato inoculato “per errore” nella prima somministrazione un dosaggio pari alla metà di quello standard, seguito da una seconda dose (stavolta a dosaggio completo) un mese dopo. Nei volontari a cui invece erano stati somministrati due dosaggi uguali, sempre a distanza di un mese, il risultato era stato più basso: solo il 62 per cento di efficacia. Da qui l’annuncio, lunedì scorso, di un’efficacia media del vaccino pari al 70 per cento.

A questo errore di dosaggio – che potrebbe rivelarsi “fortuito” – ha fatto riferimento Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo della ricerca e sviluppo di prodotti biofarmaceutici di AstraZeneca. Il fatto che la somministrazione di mezza dose alla prima somministrazione sia più efficace rispetto a una dose intera è infatti controintuitivo.

Secondo quanto riporta il Guardian, quando i ricercatori dell’ateneo impegnati nel trial distribuivano il vaccino alla fine di aprile, hanno notato in alcuni volontari effetti collaterali attesi come affaticamento, mal di testa o dolori alle braccia più lievi del previsto. “Così siamo tornati indietro e abbiamo controllato. Abbiamo scoperto che era stata sottostimata la dose del vaccino della metà”, ha raccontato Pangalos.

Invece di rifare tutto dall’inizio, i ricercatori hanno deciso di continuare con la mezza dose e poi dare il richiamo alla dose completa secondo la scadenza programmata. Così è arrivata la sorprese: il regime a due dosi complete ha mostrato un’efficacia del 62 per cento su una platea di 8.900 persone. Alle 2.900 persone cui è stata data invece prima una dose dimezzata e poi una intera, questa efficacia ha raggiunto quota 90 per cento, una percentuale vicina a quella ottenuta dai vaccini a mRna di Pfizer e Moderna.

I dubbi

La ragione per cui il secondo gruppo di volontari ha registrato un’efficacia più alta non è ancora chiaro agli scienziati ma, come ha spiegato Sarah Gilbert, la scienziata di Oxford che dirige l’équipe il nostro sistema immunitario “viene attivato dalla dose giusta per lui”, non necessariamente dalla dose più alta.

Tuttavia, quanto emerso sull’errore di dosaggio ha suscitato anche dubbi a proposito del vaccino di Oxford/AstraZeneca. Infatti, le regole dei test clinici decise inizialmente non prevedevano che si somministrassero dosi più basse del vaccino: questo ha comportato un cambiamento in corsa e di conseguenza la produzione di dati meno convincenti.

Secondo il capo di Operation Warp Speed, inoltre, il programma federale americano che finanzia lo sviluppo dei vaccini, il gruppo che ha ricevuto prima la mezza dose e poi quella intera era composto da persone d’età inferiore 55 anni, una fascia di età con minori rischi di complicazioni da Covid, e questo potrebbe falsare la percentuale sull’efficacia del vaccino.

Le sperimentazioni stanno proseguendo per valutare meglio questi dettagli. L’Università di Oxford, intanto, ha fatto sapere che i risultati della fase 3 saranno pubblicati nelle prossime settimane sulla rivista Lancet dopo una revisione scientifica (peer-review) e potranno quindi essere esaminati dal pubblico.

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