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Ungheria: Usa impongono sanzioni ad Antal Rogan, capo di gabinetto del premier Viktor Orban

Immagine di copertina
A sinistra, Antal Rogal, capo di gabinetto del premier ungherese Viktor Orban (a destra). Credit: Derzsi Elekes Andor / WikiCommons CC BY SA 3.0

Antal Rogan è accusato di corruzione dall'amministrazione americana uscente, che lo ha sanzionato ai sensi del Global Magnitsky Human Rights Accountability Act

L’amministrazione uscente degli Stati Uniti ha imposto sanzioni al capo di gabinetto del primo ministro ungherese Viktor Orbán, Antal Rogan, uno degli uomini più potenti nel governo guidato dal movimento Fidesz, “per il suo coinvolgimento nella corruzione”.

Il provvedimento, emanato il 7 gennaio dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del dipartimento del Tesoro Usa ai sensi del Global Magnitsky Human Rights Accountability Act, prevede il blocco dei beni detenuti, anche in comproprietà, da Antal Rogan negli Stati Uniti e il divieto di concludere transazioni con il ministro ungherese.

“La corruzione mina le istituzioni governative di un Paese e ne limita lo sviluppo economico, offrendo guadagni miopi a pochi eletti, privando le generazioni future di benefici a lungo termine”, ha affermato il sottosegretario del Tesoro ad interim per il terrorismo e l’intelligence finanziaria Bradley T. Smith. “Gli Stati Uniti non esiteranno a ritenere responsabili individui come Rogan, che usano il potere del loro ufficio per arricchire illecitamente se stessi e i loro compari a spese del proprio Paese e dei loro concittadini”. “Antal Rogan è uno dei principali artefici, realizzatori e beneficiari di questo sistema di corruzione”, ha dichiarato, da parte sua, l’ambasciatore uscente degli Stati Uniti a Budapest, David Pressman, che la prossima settimana lascerà l’Ungheria dopo due anni e mezzo di incarico.

Il dipartimento del Tesoro di Washington accusa lo stretto collaboratore del premier Orban di aver “orchestrato un sistema per distribuire appalti pubblici e risorse a persone leali a lui e al partito politico Fidesz” e “piani progettati per controllare diversi settori strategici dell’economia ungherese”, volti a “dirottare i proventi di questi settori verso se stesso e per premiare figure leali al suo partito politico”.

“Questa è una vendetta personale dell’ambasciatore che era stato inviato in Ungheria dalla fallita amministrazione statunitense, ma che se n’è andato senza successo e in disgrazia”, ​​ha protestato su Facebook il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. “Com’è bello che tra pochi giorni gli Stati Uniti saranno guidati da persone che considerano il nostro Paese un amico e non un nemico”.

“Mentre i megafoni mediatici del ministro Rogan cercheranno di far passare questa storia per una questione politica e di partito o un affronto alla sovranità, la decisione odierna è in realtà l’opposto”, ha spiegato l’ambasciatore uscente degli Stati Uniti a Budapest, Pressman. “Non sono gli Stati Uniti a minacciare la sovranità dell’Ungheria, bensì l’ecosistema cleptocratico che il ministro Rogan ha contribuito a costruire e dirigere e da cui ha tratto beneficio personalmente”.

Ma la mossa dell’amministrazione uscente è stata aspramente criticata anche dal predecessore di Pressman, l’ex l’ambasciatore Usa in Ungheria ai tempi del primo mandato di Donald Trump, David Cornstein, che l’ha definita “terribile e vergognosa”. Anche Bryan E. Leib, considerato l’inviato in pectore di Trump a Budapest, si è scagliato contro la scelta di sanzionare Antal Rogan: “Vergogna”, ha commentato su X. “Il 20 gennaio, quando (Trump, ndr) diventerà il nostro 47esimo Presidente degli Stati Uniti, torneremo all’età dell’oro delle relazioni USA-Ungheria”.

Il provvedimento, generalmente adottato dagli Usa contro i responsabili di gravi episodi di corruzione e abusi dei diritti umani in tutto il mondo, è piuttosto insolito nei confronti di una figura tanto influente di un Paese della Nato. In qualità di ministro responsabile dell’ufficio di gabinetto del primo ministro, Antal Rogan supervisiona infatti anche i servizi segreti ungheresi. La decisione di Washington, dunque, segnala una volta di più quanto siano sprofondate le relazioni tra l’amministrazione uscente della Casa bianca e Budapest dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, con cui il governo ungherese non ha mai davvero troncato i propri legami, malgrado le pressioni americane e degli altri Paesi dell’Ue.

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