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Scoperta in Messico la struttura Maya più grande e antica di sempre

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 4 Giu. 2020 alle 13:49 Aggiornato il 4 Giu. 2020 alle 13:56
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Immagine di copertina
Ricostruzione in 3D di Aguada Fenix

In Messico è stata scoperta la più antica struttura monumentale della civiltà Maya. Aguada Fénix, questo il nome del sito archeologico, è anche il più grande di sempre ed è stato ritrovato nel sottosuolo di Tabasco dagli archeologi dell’Università dell’Arizona. La notizia è stata pubblicata sulla rivista Nature ed è stato possibile raccogliere i dati grazie al Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging (LIDAR), rilevamento aereo che serve a riprodurre una mappa 3D della superficie sottostante.

Alla CNN Takeshi Inomata della School of Anthropology dell’Arizona ha dichiarato: “Abbiamo sempre pensato che la popolazione Maya si fosse evoluta in maniera graduale, con piccoli villaggi emersi durante il periodo pre-classico medio, dal 1.000 al 350 a.C., ma il nostro studio ribalta questo modello”.

I numeri di Aguada Fénix, la struttura Maya scoperta in Messico

Si tratta di una piattaforma elevata di 1.413 metri da nord a sud per 399 metri da est a ovest dalla quale partono nove diverse strade. “Grazie alla datazione al radiocarbonio, abbiamo determinato che la piattaforma risale al periodo tra il 1.000 e l’800 a.C., il che la rende la più antica struttura monumentale della civiltà Maya trovata fino a questo momento”, affermano gli archeologi.

La speranza di Inomata è che “il lavoro possa gettare nuova luce sulle funzioni dell’architettura pubblica dei Maya, aprendo la strada ad ulteriori studi”. È stato dimostrato come la struttura fosse diversa dalle altre rinvenute in Messico. Inoltre gli archeologi hanno lodato la tecnologia utilizzata: “Le immagini LIDAR ricostruite dopo un singolo volo aereo possono fornire più informazioni di quante potrebbero derivare da decenni di indagini archeologiche convenzionali. Sono stati necessari solo tre anni per mappare la struttura di Aguada Fénix, un decimo del tempo che avremmo impiegato con l’archeologia tradizionale”.

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