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Srebrenica, sentenza della Corte Suprema ridimensiona il ruolo dell’Olanda: “Responsabile solo al 10 per cento”

La sentenza della Corte suprema olandese rivede al ribasso la decisione dei giudici in appello

Di Anna Ditta
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 11:37 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:23
Immagine di copertina
Credit: Samir Yordamovic / Anadolu Agency

Srebrenica, sentenza della Corte Suprema Olanda

La Corte Suprema olandese ha emanato oggi, venerdì 19 luglio, la sentenza definitiva sulle responsabilità dei Paesi Bassi nel massacro di Srebrenica, avvenuto l’11 luglio 1995 in Bosnia Erzegovina.

Nella decisione, i giudici hanno rivisto al ribasso sentenza Corte Appello del 2017, secondo quanto riporta il giornale online Dutch News.

Per la Corte, i soldati olandesi sbagliarono ad inviare 350 uomini fuori dal complesso militare vicino a Srebrenica nel 1995, ma i Paesi Bassi sono responsabili solo al 10 per cento delle loro morti per mano serbo-bosniaca.

“La probabilità è del 10 per cento”, si legge nella sentenza, “e quindi la responsabilità dello stato olandese per i danni ai parenti è del 10 per cento”.

Nel 2017 la Corte d’appello aveva dichiarato che lo stato olandese era responsabile del 30 per cento.

I giudici erano chiamati a decidere se i Paesi Bassi fossero parzialmente responsabili la morte circa 300 persone, uccise dalle forze serbo-bosniache dopo essere stati ceduti dai Caschi Blu olandesi delle Nazioni Unite.

Il genocidio di Srebrenica ha portato complessivamente alla morte di oltre 8 mila uomini e ragazzi musulmani bosniaci, uccisi per mano dell’esercito serbo-bosniaco, guidato da Ratko Mladic. Trentamila donne e bambini furono deportati nel giro di due giorni.

Cosa è successo a Srebrenica

Durante la guerra in Bosnia, dal 1992 al 1995, migliaia di musulmani cercarono rifugio a Srebrenica, enclave a maggioranza musulmana in una parte di paese ormai del tutto “serbizzata”, che si trovava sotto la protezione dei Caschi Blu olandesi inviati dall’Onu.

Sotto la violenta offensiva delle forze serbe, tuttavia, i peacekeepers capitolarono e espulsero centinaia di uomini dalla base delle Nazioni Unite, di fatto consegnandoli ai loro assassini.

Quello di Srebrenica è stato il massacro più brutale e sanguinoso in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale.

I corpi delle vittime furono smembrati e i resti furono sotterrati in diversi punti lontano dal luogo del massacro. Molti non sono ancora stati ritrovati.

L’11 luglio 2019, a 24 anni dalla strage, i resti di 33 vittime identificate nel corso degli ultimi 12 mesi, sono stati sepolti nel Cimitero memoriale di Potocari, alle porte di Srebrenica, di fronte all’edificio che ospitava i caschi blu delle Nazioni Unite.

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Srebrenica: le responsabilità

Nel 2017 l’ex comandante serbo Ratko Mladic è stato condannato in primo grado all’ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, con sede all”Aia.

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Mladic è stato condannato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluso genocidio, per il suo ruolo nelle guerre civili nell’ex Jugoslavia, ivi compreso il genocidio di Srebrenica.

L’ex comandante ha poi presentato appello contro la sua condanna e chiede di essere assolto da tutte le accuse.

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Il capo politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, è stato condannato definitivamente all’ergastolo dallo stesso Tribunale, dopo che in primo grado gli erano stati comminati 40 anni di reclusione.

Le Nazioni Unite sono state dichiarate immuni dall’azione penale per le responsabilità sul caso.

Raramente uno Stato viene ritenuto colpevole per il fallimento di una missione di peacekeeping dell’Onu.

Un rapporto sul ruolo dell’Olanda nel massacro di Srebrenica ha portato alle dimissioni dell’intero governo olandese nel 2002.

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