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Home » Esteri

Omicidio Rafiq Hariri, il verdetto del Tribunale speciale: “Nessuna prova sul coinvolgimento di Hezbollah”

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Il tribunale speciale per il Libano con sede in Olanda ha stabilito che “non ci sono prove della partecipazione diretta” della leadership di Hezbollah o del governo siriano nell’attentato terrorista che ha provocato la morte dell’ex premier libanese Rafiq Hariri nel 2005.

“La camera di consiglio – ha detto il presidente della Corte David Re, leggendo una sintesi della decisione di oltre 2.600 pagine presa dal tribunale – è del parere che la Siria e Hezbollah possano aver avuto motivi per eliminare Hariri e i suoi alleati politici, tuttavia non ci sono prove che la leadership di Hezbollah abbia avuto alcun coinvolgimento nel suo omicidio e non ci sono prove dirette del coinvolgimento siriano”.

L’attentato suicida che ha ucciso l’ex premier “è indubbiamente un atto politico”, ma il compito del tribunale è quello di “appurare oltre ogni ragionevole dubbio” la colpevolezza dei quattro imputati sotto processo: Salim Ayyash, Assad Sabra, Hussein Oneissi e Hassan Habib Mehri, tutti membri del gruppo Hezbollah e giudicati in contumacia in virtù del rifiuto da parte del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah di consegnarli al Tribunale.

All’udienza, inizialmente fissata al 7 agosto e poi rimandata in segno di rispetto per le vittime dell’esplosione del 4 agosto a Beirut, ha preso parte Saad Hariri, figlio dell’ex premier assassinato.

Quel 14 febbraio 2005, oltre al premier, altre 21 persone rimasero uccise. L’esplosione fu tremenda, tanto da sventrare gli edifici vicini. Ed era stata preparata per bene, con tattiche militari, al punto che non era servita a niente la raffinata difesa del convoglio, fornito persino di sistemi elettronici in grado di fermare le trasmissioni radio e impedire dunque l’uso di ordigni telecomandati.

Leggi anche: Proteste in Libano: i manifestanti formano una catena umana di 170 km;“Joker” sta diventando realtà: il capitalismo è una fabbrica di poveri e il mondo ha iniziato a ribellarsi (di L. Telese)

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