Recovery Fund, cosa prevede l’accordo Ue e quanti soldi avrà l’Italia

L’equilibrio finale del Recovery Fund da 750 miliardi è di 390 miliardi di trasferimenti e 360 miliardi di prestiti. All'Italia quasi 209 miliardi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 21 Lug. 2020 alle 08:13 Aggiornato il 21 Lug. 2020 alle 15:01
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ANSA / Filippo Attili - Palazzo Chigi

Dopo il vertice record durato cinque giorni di trattative, il Consiglio europeo ha trovato l’accordo per il piano straordinario da 750 miliardi per i paesi più colpiti dal Covid-19, denominato “Next Generation Eu” e sul bilancio comune 2021-2027. I fondi saranno reperiti da Bruxelles tramite gli Eurobond e questo segna una svolta storica nelle politiche economiche dell’Unione europea. La Commissione europea, infatti, emetterà debito comune garantito dal bilancio Ue. Ma cosa prevede l’accordo sul Recovery Fund e di quanti soldi potrà beneficiare l’Italia?

Il Piano

L’accordo, arrivato dopo un confronto serrato tra  i paesi nordici definiti “frugali” e i paesi dell’Europa meridionale, ha mantenuto il valore complessivo di 750 miliardi proposto dalla Commissione europea, come difeso dall’asse Merkel-Macron e auspicato dall’Italia.

L’Olanda e gli altri paesi del Nord hanno però ottenuto che venisse cambiato il rapporto tra trasferimenti e prestiti, a favore di questi ultimi: i trasferimenti (sovvenzioni da non rimborsare) sono quindi scesi da 500 a 390 miliardi e i prestiti sono saliti da 250 a 360 miliardi. I “frugali” hanno ottenuto anche un aumento dei loro rebates, gli sconti ai versamenti al Bilancio comune 2021-2027, che è fissato a 1.074,3 miliardi.

All’Italia – primo paese beneficiario davanti alla Spagna – spetteranno 208,8 miliardi: 81,4 di trasferimenti (- 3,8 miliardi rispetto alla proposta iniziale) e 127,4 di prestiti (+38 miliardi rispetto a quanto inizialmente pronosticato). In cambio, il governo proporrà il prossimo autunno un Piano nazionale di riforme, precondizione per accedere al Recovery Fund.

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Il nodo della governance

La questione della governance ha bloccato il negoziato per giorni, con Italia e Olanda su schieramenti opposti. Il compromesso trovato alla fine stabilisce che a valutare il piano non sarà solo la Commissione, come previsto dalla prima bozza. Su spinta dei paesi del Nord Europa, infatti, la decisione sarà votata anche dall’Ecofin (dai ministri delle Finanze) a maggioranza qualificata, e non all’unanimità come chiedeva il primo ministro olandese Mark Rutte. Il piano potrebbe essere bloccato da un gruppo di paesi che rappresenta il 35 per cento della popolazione. Da soli i paesi del Nord non riuscirebbero nell’intento, ma potrebbero farlo se trovassero l’appoggio di un paese più grande.

Inoltre, in base all’accordo, i successivi esborsi della Commissione saranno condizionati alla verifica degli obiettivi intermedi del Piano di riforme nazionale. Un singolo paese potrà infatti chiedere l’intervento del Consiglio per bloccare l’esborso se riterrà che c’è un allontanamento nell’attuazione delle riforme.

Il Consiglio europeo è coinvolto nel procedimento, ma su richiesta di Conte l’accordo prevede che discuterà della questione in modo “esaustivo” ma non “decisivo” come inizialmente indicato. Ad esprimersi saranno gli sherpa dei ministeri delle Finanze della zona euro “per consenso”. Il vero e proprio “veto” auspicato da Rutte viene quindi smorzato. Questa procedura potrebbe tuttavia rallentare l’arrivo dei soldi ed esporre il governo a condizionamenti politici degli altri paesi sulle riforme.

Nel documento è stato introdotto inoltre un passaggio che vincola i fondi al rispetto dello Stato di diritto, voluto da Francia e paesi del Nord Europa e ostacolato da Ungheria e Polonia. Il principio è stato introdotto, ma in modo meno netto rispetto a quanto avrebbe voluto Parigi.

Cosa succede adesso

Per quanto riguarda il bilancio Ue, sarà il Parlamento europeo a doversi esprimere sul bilancio da 1.074,3 miliardi. Per ricevere gli aiuti, invece, in autunno il governo italiano dovrà proporre un Piano di riforme che sarà valutato dalla Commissione entro due mesi. A pesare saranno il tasso di rispetto di politiche verdi e digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020. Le riforme riguarderanno pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità.

I fondi inizieranno ad arrivare nel secondo trimestre del 2021, ma potranno essere usati retroattivamente anche per coprire le misure prese dal febbraio 2020, purché compatibili con gli obiettivi del Recovery Fund.

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