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Proteste in Iraq, l’assalto al consolato iraniano

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Immagine di repertorio

Proteste in Iraq, l’assalto al consolato iraniano

Non si placano le proteste in Iraq. Nelle scorse ore, alcune decine di manifestanti hanno assaltato il consolato iraniano nella città di Kerbala, a circa 100 km a sud-ovest di Baghdad, riuscendo a raggiungere la bandiera iraniana e sostituendola con quella irachena. Lo riporta Ynet, agenzia di stampa israeliana, citando testimoni oculari.

Le forze di sicurezza hanno sparato alcuni colpi d’arma da fuoco in aria per disperdere i manifestanti che stavano lanciando pietre e avevano dato fuoco a pneumatici nei pressi della sede diplomatica. Tre dei manifestanti sono stati uccisi mentre cercavano di assaltare il consolato iraniano. Secondo alcune fonti citate dall’agenzia di stampa britannica Reuters, stavano cercando di appiccare il fuoco all’edificio. Almeno sette persone, tra cui sei membri delle forze di sicurezza, sono rimaste ferite.

Il governo di Baghdad ha condannato l’episodio. Il ministero degli Esteri dell’Iraq ha ribadito il proprio impegno per garantire la sicurezza di ambasciate e consolati stranieri, sostenendo che “la sicurezza delle missioni diplomatiche è una linea rossa che non può essere superata”.

Il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha lanciato un appello ai manifestanti affinché collaborino nel ripristinare la normalità nel paese. Le proteste che “hanno scosso il sistema politico”  hanno raggiunto il loro scopo e ora devono interrompersi, ha aggiunto, smettendo di influire sulle attività economiche e commerciali del paese, sostenendo che i disordini stanno costando all’economia “miliardi di dollari”. Ma l’appello del presidente, finora, è risultato vano.

La visita del generale iraniano in Iraq

All’inizio del mese di ottobre, dopo l’esplosione delle proteste contro il governo in Iraq, il generale iraniano Qassem Soleimani, comandante della Forza speciale Quds, si era recato a Baghdad dove aveva presieduto un incontro con alcuni funzionari delle forze di sicurezza irachene, in assenza del primo ministro Adel Abdul Mahdi. “Noi in Iran sappiamo come gestire le proteste”, avrebbe detto Soleimani ai presenti il 2 ottobre. “È già successo in Iran e le abbiamo tenute sotto controllo”. Ma la visita non aveva dato i risultati sperati: il giorno dopo la visita di Soleimani, gli scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza in Iraq erano diventati sempre più violenti, con un bilancio delle vittime che aveva superato il centinaio di morti.

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