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Libia, Erdogan invia i primi 35 soldati turchi: “Ruolo di coordinamento, non combatteranno”

"Su richiesta del Governo di accordo nazionale libico, i nostri soldati addestreranno le forze legate al governo", ha spiegato il presidente turco

Di Anna Ditta
Pubblicato il 8 Gen. 2020 alle 12:48 Aggiornato il 8 Gen. 2020 alle 12:50
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Immagine di copertina
A sinistra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a destra il generale libico Khalifa Haftar.

Libia, Erdogan invia i primi 35 soldati turchi: “Ruolo di coordinamento, non combatteranno”

La Turchia ha inviato in Libia un primo contingente di 35 soldati turchi a sostegno del governo di Fayez al-Sarraj. A rivelarlo è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una riunione con i vertici del suo partito Akp, citato dal quotidiano turco Hurriyet.

I militari hanno al momento “un ruolo di coordinamento” a supporto di Tripoli, ha specificato il presidente turco e “non combatteranno”. Erdogan ha aggiunto che “anche i militari che verranno inviati in seguito non parteciperanno ai combattimenti”.

“Su richiesta del Governo di accordo nazionale libico, i nostri soldati addestreranno le forze legate al governo”, ha spiegato il presidente turco nell’incontro che si è svolto a porte chiuse con la partecipazione di diversi ministri, aggiungendo che per quanto riguarda le attività di coordinamento “sarà come in Siria”.

A dicembre 2019 era stato raggiunto un accordo tra Ankara e Tripoli per la fornitura di aiuti militari. Lo scorso 2 gennaio il parlamento turco ha approvato inoltre l’invio di truppe in Libia, paese da anni dilaniato da una guerra civile che vede contrapporsi il generale  Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, al Governo di accordo nazionale libico di Fayez al-Sarraj, riconosciuto a livello internazionale. Contro l’accordo con la Turchia si sono schierati Egitto e Lega Araba.

Erdogan incontra oggi il presidente russo Vladimir Putin a Istanbul per discutere della crisi in Libia, dove Mosca sostiene di fatto Haftar. Il presidente turco ha anche denunciato la presenza sul terreno di circa 2.500 mercenari russi del gruppo Wagner, che Mosca ha però smentito.

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