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L’Onu dice che Assad è responsabile degli attacchi chimici in Siria

Immagine di copertina
Credit: Reuters/Ammar Abdullah

È la prima volta che una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite stabilisce la responsabilità del regime siriano nei bombardamenti con il gas sarin

Gli investigatori delle Nazioni Unite, che indagano sui crimini di guerra commessi in Siria, hanno pubblicato un rapporto che contiene le prove del coinvolgimento delle forze del regime di Bashar al-Assad nell’attacco chimico di Khan Shaykhun, dove il 4 aprile 2017 furono uccise almeno 80 persone. L’8 settembre, tramite l’agenzia stampa di stato SANA, il governo siriano ha smentito categoricamente il contenuto del rapporto.

Questa la prima relazione ufficiale dell’Onu che accusa Damasco e dimostra che c’è l’aviazione siriana dietro il bombardamento con il gas sarin sulla città controllata dai ribelli, legati in gran parte ad al-Qaeda.

Il rapporto è stato stilato dalla Commissione internazionale indipendente di inchiesta sulla repubblica araba di Siria. Quest’organismo è stato creato dal Consiglio Onu per i diritti umani il 22 agosto 2011 per indagare su possibili crimini di guerra compiuti dalle parti in conflitto.

“Tutte le prove disponibili portano la commissione a concludere che ci sono ragioni fondate per credere che le forze siriane abbiano sganciato una bomba che ha disperso del gas sarin sulla città di Khan Shaykhun alle ore 6.45 del mattino del 4 aprile”, si può leggere nel rapporto dell’Onu.

Il bombardamento chimico di Khan Shaykhun

Almeno 83 persone, di cui un terzo bambini, sono state uccise e quasi 300 sono rimaste ferite nell’attacco chimico sulla città siriana, che fa parte della provincia settentrionale di Idlib, tuttora in mano alle forze che si contrappongono al regime di Assad. Secondo altre fonti il numero delle vittime è di almeno 87 persone.

Il governo siriano ha sempre negato ogni coinvolgimento e sostiene di non possedere più armi chimiche dopo l’accordo del 2013 con cui si impegnò a rinunciare al proprio intero arsenale chimico.

Già le analisi dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) avevano confermato alla fine di aprile che il bombardamento aveva avuto luogo con il gas sarin, senza però assegnare alcuna responsabilità alle parti.

L’Opcw è un’agenzia internazionale che verifica l’adesione dei vari paesi alla convenzione sulle armi chimiche, l’eventuale l’uso di tali strumenti e ne controllando la distruzione.

La relazione della commissione d’inchiesta ha anche scoperto che il governo siriano si è reso responsabile di almeno altri 23 attacchi chimici avvenuti nel paese da marzo 2013. Gli investigatori dell’Onu, che non hanno mai messo piede in Siria, hanno affermato di aver basato i propri risultati su fotografie dei resti delle bombe, immagini satellitari e sui racconti dei testimoni oculari.

Secondo le Nazioni Unite, la bomba è stata sganciata da un caccia Su-22 di fabbricazione russa, in dotazione alle forze aeree siriane. Il velivolo, secondo gli investigatori, ha condotto quattro ricognizioni sulla zona del bombardamento intorno alle 4:45 del mattino del 4 aprile, sganciando successivamente gli esplosivi .

“La Commissione ha identificato tre delle bombe come delle OFAB-100-120 (un tipo di arma convenzionale) e l’ultima invece come una bomba chimica”, si può leggere nel rapporto dell’Onu.

“Le fotografie dei resti degli ordigni provano che si tratta una bomba chimica di un tipo fabbricato nell’ex Unione Sovietica”.

Il rapporto delle Nazioni Unite, che copre un periodo che va dal 1 marzo al 7 luglio, ha anche scoperto che le forze governative siriane hanno effettuato altri attacchi chimici sul proprio paese. Il regime di Assad infatti ha colpito la popolazione siriana con gas cloro in almeno altre tre occasioni: a Idlib, a Hamah e nella zona est di Ghouta, alla periferia di Damasco.

A seguito del bombardamento, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ordinò di bombardare con 59 missili Tomahawk, partiti da due navi militari di stanza nel Mediterraneo, la base aerea siriana di Shayrat, nel centro della Siria.

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