New York, la statua di un medico diventa il simbolo contro la pandemia: l’artista è un italiano

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 29 Apr. 2020 alle 11:59
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Immagine di copertina
Credits: Sergio Furnari

New York, la statua simbolo della pandemia realizzata da un italiano

A New York compare una statua che diventa il simbolo della lotta contro la pandemia e l’artista che l’ha realizzata è un italiano. Sergio Furnari ha ideato “Covid Hero Monument”, una statua genuflessa piazzata nel cuore di Times Square che rivolge le mani al cielo. L’installazione mobile di Furnari, collocata nella piazza più famosa al mondo, rappresenta gli eroi in corsia: quei medici, infermieri e tutto lo staff sanitario costretto a combattere in prima linea il Coronavirus. Ogni giorno questi eroi in camice rischiano la propria vita per salvarne delle altre e Sergio Furnari, un artista di origini siciliane (precisamente di Caltagirone, la città delle ceramiche) da sempre affascinato dalle storie umane, ha voluto rendere omaggio agli “eroi di ogni giorno”.

“Ho voluto rappresentare un uomo inginocchiato perché credo che, mai come ora, ci sentiamo impotenti di fronte a quello che sta accadendo. Sono loro, medici e infermieri, a mettere a rischio ogni giorno la propria vita per salvare quella degli altri.  E  lo fanno con senso di dovere, responsabilità e umiltà. Volgere le mani verso il cielo, genuflessi, per me è un simbolo spirituale forte di grande consapevolezza, passione, devozione”, queste le parole dell’artista, che ha voluto diffondere il suo messaggio di speranza tramite l’arte.

La sua statua non è comparsa soltanto a Times Square, è stata avvistata anche al Presbyterian Hospital di Manhattan, accolta dagli applausi calorosi dei medici dell’ospedale.

Sergio Furnari: da dove nasce Covid Hero Monument, la statua simbolo della pandemia

Sergio Furnari vive nel Queens, un quartiere di New York: il suo è un appartamento-laboratorio ed è proprio qui che si è imbattuto in un vecchio volto che aveva scolpito nel 2005. L’idea è stata fulminea. “Ho deciso di  scolpire l’anima e ridargli una nuova vita perché credo che l’arte ha bisogno di rigenerarsi per essere catartica”, ha spiegato l’artista a Repubblica. “Ho vissuto gli inizi di questa pandemia con un senso di impotenza, ovattato in un’atmosfera che mi ha ricordato l’11 settembre. Poi ho deciso di reagire incoraggiato dallo spirito umanitario e solidale di New York e dalla musica di Caterina Mazzei, giovane cantante siciliana, che dalla mia Caltagirone mi inviava quotidianamente file musicali”.

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