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“Libia: forze di Haftar fermano nave turca, liberata dopo 4 giorni”

A 100 giorni dal sequestro del peschereccio Medinea di Mazara del Vallo, una nave turca fermata dalle forze di Haftar è stata liberata insieme al suo equipaggio di 17 marinai

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 9 Dic. 2020 alle 19:45
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Immagine di copertina
Credit: LNAspox

Una nave straniera naviga al largo delle acque territoriali della Libia orientale, dove viene intercettata dalle forze fedeli al generale Khalifa Haftar, che arrestano quasi una ventina di marinai dell’equipaggio e rimorchiano l’imbarcazione in un porto della Cirenaica per poi liberare battello e personale di bordo dopo 4 giorni di crisi diplomatica. Non parliamo del caso dei 18 pescatori di Mazara del Vallo bloccati dallo scorso 1 settembre in Libia orientale e detenuti a pochi chilometri da Bengasi dalle forze del maresciallo libico ma di una nave turca e dei suoi 17 marinai fermati nel fine settimana e rilasciati da poche ore.

La soluzione dell’intrigo diplomatico tra la Turchia e le forze di Haftar è stata confermata a TPI da Kamel Abdullah, ricercatore presso l’Al-Ahram Center for Political & Strategic Studies: tutto questo a 100 giorni dall’inizio della prigionia dei 18 pescatori siciliani. “Uno degli stretti collaboratori di Haftar ha confermato il rilascio della nave”, racconta a TPI il ricercatore. La notizia non è stata ancora annunciata ufficialmente né confermata da fonti turche. Numerosi episodi simili hanno coinvolto vari vascelli negli ultimi tre anni, alcuni dei quali conclusi, secondo la società di consulenza Ambrey Intelligence, con il pagamento di una somma in denaro alle forze della Libia orientale, che hanno imposto una “No-Sail Zone” sulle acque libiche fino al 34esimo parallelo nord.

La MV Mabrooka, battente bandiera giamaicana ma di proprietà turca, era stata fermata nel pomeriggio di sabato 5 dicembre al largo della costa di Soussa, nel nord-est della Libia, mentre si dirigeva verso il porto di Misurata con a bordo un carico di medicinali. Il fermo era stato annunciato lunedì 7 dicembre dal portavoce delle forze di Haftar, Ahmed al-Mismari, secondo cui il vascello, con il suo equipaggio di 9 marinai turchi, 7 indiani e un azero, era stato quindi “rimorchiato al porto di Ras Al-Halil”, a ovest di Derna. Il rimorchio dell’imbarcazione turca era stato confermato nelle stesse ore anche dalla piattaforma MRI di Ambrey Intelligence, le cui immagini satellitari risalenti al 5 dicembre riportavano la MV Mabrooka ferma al largo del porto libico.

Secondo le autorità di Ankara, l’intervento delle forze di Haftar potrebbe essere stato “stimolato” dalla missione EUNAVFOR MED Irini a guida italiana, che il mese scorso aveva perquisito un’altra nave turca sospettata di aver violato l’embargo sulla vendita e il trasporto di armi in LibiaCome in quest’ultima vicenda, anche il fermo della Mabrooka aveva scatenato la reazione della Turchia, che in una nota del ministero degli Esteri aveva avvertito di considerare un “obiettivo legittimo” chiunque intendesse “prendere di mira gli interessi turchi in Libia”. “In un periodo in cui è in corso un processo politico con la mediazione delle Nazioni Unite tra i nostri fratelli libici, Haftar e la sua milizia continuano a mantenere una posizione ostile”, si legge nella dichiarazione del ministero turco.

Un’ostilità riconosciuta in seguito dalle stesse forze del maresciallo libico. In un’intervista concessa nelle scorse ore all’emittente Sky News Arabia, lo stesso al-Mismari ha infatti confermato il fermo della nave e ammesso di essere a conoscenza del fatto che “non trasportasse né armi né altri materiali vietati”. Haftar accusa la Turchia di continuare a fornire armi e mercenari alle forze del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, una denuncia rispedita al mittente da Ankara che ricorda come, secondo le Nazioni Unite, siano proprio il maresciallo libico e i suoi alleati a violare l’embargo.

“La nave turca è stata fermata per essere entrata in un’area proibita”, ha invece spiegato all’emittente araba il portavoce dell’Esercito nazionale libico, la cui offensiva contro il governo di Tripoli si è infranta a giugno contro il sostegno militare turco alle autorità legittime, che ha ribaltato il fronte e posto le basi per un fragile cessate il fuoco tuttora in corso. “Noi e la Turchia siamo in stato di guerra”, ha confermato al-Mismari a Sky News Arabia. “Ci siamo scontrati sul campo e non abbiamo posto fine al conflitto, piuttosto abbiamo fermato gli scontri per rispetto degli sforzi internazionali e del desiderio dei libici di raggiungere un accordo”.

In realtà, la nuova intesa firmata a ottobre in Libia, seguita a mesi di colloqui in ben 4 Paesi e alla graduale ripresa della produzione petrolifera nazionale, che rende permanente il cessate il fuoco raggiunto ad agosto, si è resa necessaria proprio dopo il rivolgimento del fronte che ha visto Haftar passare sulla difensiva, dopo essere stato quasi abbandonato dai suoi alleati Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia, che hanno spinto per una tregua nonostante la permanenza delle forze turche sul suolo libico. In questo contesto, Ankara sembra esser riuscita a ottenere il rilascio di una nave accusata di aver sconfinato nelle acque territoriali controllate dalle forze di Haftar, una situazione che ricorda da vicino quella del peschereccio Medinea e del suo equipaggio ma con un epilogo finora molto diverso.

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