Coronavirus, ecco come andò a finire 100 anni fa con la Spagnola

Di Angelica Pansa
Pubblicato il 10 Mar. 2020 alle 18:05
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L'influenza spagnola fu la peggiore catastrofe del Novecento

100 anni prima del Coronavirus, l’umanità riuscì a sconfiggere un’altra epidemia: l’influenza spagnola

L’epidemia da Coronavirus sta terrorizzando l’umanità. L’Italia è in quarantena con il decreto “Io resto a casa”. Messaggi di speranza e coraggio fioccano sui social: “Andrà tutto bene“, “riusciremo a sconfiggere questa epidemia”. Circa 100 anni fa, prima del Coronavirus, l’umanità riuscì a sconfiggere un’altra epidemia: l’influenza spagnola. Era “solo” un’influenza, ma decimò la popolazione del Pianeta.

La peggiore catastrofe del Novecento

La spagnola è stata la peggiore catastrofe del Novecento. Anche se le statistiche dell’epoca purtroppo non sono affidabili, oggi si ritiene che fece tra i 50 e i 100 milioni di morti, per una popolazione mondiale che all’epoca era di poco inferiore ai 2 miliardi. Arrivò ad infettare 500 milioni di persone, compresi gli abitanti di remote isole del Pacifico e del Mar Glaciale Artico.  Per dare una idea, il numero di morti causati dalla Prima guerra mondiale, che allora si stava concludendo, fu molto più basso: 17 milioni. Avendo interessato tutto il pianeta si può parlare di pandemia.

L’origine della spagnola

La spagnola è stata la prima pandemia moderna causata dal virus H1N1, un sottotipo di Influenzavirus. Iniziò nella primavera del 1918, durante la Prima guerra mondiale, ed ebbe il suo picco nell’autunno di quello stesso anno. Alcuni ricercatori pensano che ebbe origine negli Stati Uniti spostandosi nel resto del mondo con le truppe americane. Altri vagliano l’ipotesi di un focolaio iniziale nel Nord della Francia, a Etaples.

La contaminazione avvenne soprattutto attraverso le navi e arrivò anche nei luoghi più remoti del globo. Le poche aree che vennero risparmiate furono l’isola di Sant’Elena, dove venne esiliato Napoleone, un’altra isola nel delta del Rio delle Amazzoni, l’Antartide e in parte l’Australia che subì solo l’ultima delle tre ondate dell’influenza spagnola.

Perché “spagnola”?

La chiamarono “spagnola” perché la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli, in quanto la Spagna non era coinvolta nella Prima guerra mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra.

Chi moriva

Se la maggior parte delle epidemie influenzali ha sempre colpito quasi esclusivamente pazienti anziani o già indeboliti, la spagnola colpiva soprattutto giovani adulti, precedentemente sani. I malati diventavano cianotici e tossivano sangue. Si moriva nel giro di pochi giorni. Tra le vittime di influenza spagnola vi furono i pittori Egon Schiele e Gustav Klimt, il sociologo Max Weber e il poeta Guillaume Apollinaire. Morì anche Frederick Trump, nonno del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

L’influenza spagnola è stata la pandemia che cambiò il mondo. Eppure se si chiede a chiunque qual è stata la peggiore catastrofe del Novecento risponderà “la guerra”. È incredibile come una catastrofe di questa portata sia stata dimenticata ma forse, come spiega la giornalista britannica Laura Spinney in un’intervista a La Stampa, “una guerra è più facile da raccontare: ci sono i cattivi e i suoi eroi”. Anche se gli eroi ci furono, come in ogni epidemia, anche in questi tempi di Coronavirus, e sono stati i medici che s’impegnarono a combatterla.

Coronavirus e influenza spagnola: cosa ci insegna la storia?

L’influenza spagnola e il Coronavirus appartengono a due famiglie differenti. Il Covid-19 appartiene alla stessa famiglia della Sars, mentre l’influenza spagnola è un virus dell’influenza A sottotipo H1N1. Tutti i virus però possono evolversi e mutare, adattarsi all’ambiente e agli ostacoli che incontra: diventare più forti.

Così è successo per la spagnola, che ha avuto una prima fase più simile ad un’influenza stagionale piuttosto aggressiva. Ma poi il virus mutò, e la seconda ondata fu quella con il più alto numero di morti. Nella terza fase, quella di decrescita, i casi cominciarono a diminuite finché la spagnola non scomparì del tutto. Una spiegazione per il rapido declino della letalità della spagnola può essere ricondotta al lavoro dei medici nel prevenire la cura della polmonite che si sviluppava dopo che le vittime avevano contratto il virus.

Pierluigi Lopalco, professore di Igiene e medicina preventiva all’Università di Pisa, spiega in un’intervista del 2018 a Repubblica che “una epidemia influenzale terribile come quello della spagnola è poco probabile”. Lopalco aggiunge che adesso “in pochi mesi possiamo sviluppare vaccini per fermare la diffusione dell’epidemia” e che “abbiamo capito che, anche nel caso dell’influenza, la guerra dobbiamo farla noi uomini, insieme, uniti contro un virus che di banale non ha proprio niente”.

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