Hong Kong, Lia Quartapelle (Pd) a TPI: “Joshua Wong ci ricorda che la democrazia è un bene prezioso. La risoluzione del Parlamento conta più di Grillo”

La deputata Pd commenta la risoluzione approvata in Commissione Esteri che condanna le violenze a Hong Kong, di cui è tra i primi firmatari, e le dichiarazioni rilasciate dall'attivista Joshua Wong al direttore di TPI Giulio Gambino

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 7 Dic. 2019 alle 11:46 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:02
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Hong Kong, Quartapelle a TPI

Il 3 dicembre 2019 la Commissione Affari Esteri del Parlamento ha approvato all’unanimità la “risoluzione Lupi”, che condanna la violenza adoperata negli scontri di piazza a Hong Kong, dove da sei mesi centinaia di migliaia di manifestanti protestano contro l’ingerenza sempre più pesante di Pechino negli affari interni della regione ad amministrazione speciale.

La risoluzione chiede al governo italiano di sostenere un’iniziativa europea che attivi una commissione d’inchiesta indipendente sulle violenze, chieda il rilascio delle migliaia di persone detenute nel corso degli ultimi sei mesi e interroghi le autorità di Hong Kong e cinesi sul divieto del visto a Joshua Wong, il volto internazionale delle proteste (che TPI ha incontrato a Hong Kong).

“Io sono Joshua Wong: arrestato 8 volte, bloccato nel mio paese e perseguitato dalla Cina. Vi spiego la mia lotta per Hong Kong”

TPI ha intervistato Lia Quartapelle, deputata Pd tra le prime firmatarie della risoluzione Lupi.

Joshua Wong, il volto internazionale delle proteste a cui è stato negato il visto per l’Europa, nell’intervista esclusiva rilasciata a TPI, condanna i politici italiani di non prendere posizioni nette sulla violazione di diritti umani da parte della Cina.

Il governo ha dato parere favorevole alla nostra risoluzione. Bisogna bilanciare le dichiarazioni che fanno i leader politici con gli atti formali delle nostre istituzioni e di tutte le parti politiche.

A proposito di dichiarazioni, come ricorda anche Wong, il garante politico M5S Grillo ha incontrato più volte l’ambasciatore cinese e affermato, per esempio, che la realtà dei campi di rieducazione dello Xinjiang non è così grave.

Sul blog di Grillo la negazione dello Xinjiang è una vergogna, ma non bisogna cadere nell’errore di pensare che Grillo conti di più del Parlamento italiano. Noi stiamo lavorando a un’interrogazione sulla vicenda degli uiguri perché vergognosa. Ma purtroppo, come la repressione a Hong Kong, non se ne sente parlare sulla maggior parte dei media italiani. E se c’è poca attenzione nella stampa anche la politica ha una buona scusa per distrarsi.

Ma venendo al governo, il ministro degli Esteri ha assunto una posizione di “non ingerenza” negli affari interni della Cina e quindi anche nella condanna della violenza a Hong Kong, definita “deludente” dall’attivista hongkongese.

Il Parlamento con la risoluzione ha condannato in modo molto esplicito quello che sta avvenendo a Hong Kong e ha chiesto che il governo italiano prenda iniziative, anche superando la posizione del ministro degli Esteri, a me sembra che sia questa la posizione italiana.

Le posizioni più preoccupanti sono piuttosto quelle assunte dalla Lega, che non si è mai interessata della vicenda cinese, ma usa questo argomento per fare polemica politica e ha chiesto che il 16 dicembre venga discussa una nuova risoluzione su Hong Kong in Aula.

E non è così che si fa politica estera o si tutelano gli interessi del nostro Paese. Non si può fare opposizione dura solo in fase strumentale, abbiamo già votato una risoluzione ed è quello che conta. La Lega porta avanti il dibattito in Aula per creare scompiglio. Per questo alla fine le cose non vengono prese sul serio perché troppo spesso le forze politiche si comportano così.

Cosa contiene nello specifico la risoluzione e quali saranno le conseguenze in termini concreti?

La risoluzione chiede al governo di attivarsi per fare alcune cose specifiche, da un lato per riprendere un’iniziativa europea di condanna di quanto accaduto, per chiedere informazioni alle autorità di Hong Kong e cinesi sul divieto del visto a Joshua Wong, per chiedere l’attivazione attraverso l’Unione Europea di una commissione d’inchiesta indipendente sulle violenze che ci sono state e per chiedere il rilascio dei detenuti, perché riteniamo che i ragazzi detenuti, più di 1000 al giorno, siano stati arrestati in modo arbitrario.

Quindi delega le responsabilità all’Unione Europea?

No, la risoluzione impegna il governo italiano. Si chiede al governo italiano di attivarsi in sede europea, questo ha delle conseguenze. Vuol dire che la prossima volta che il ministro degli Esteri incontra Borrell (l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ndr) dovrà inserire i punti della risoluzione tra i suoi speaking point. Questo è solo un esempio per dire che la risoluzione ha delle conseguenze pratiche su quello che il governo fa, su come si muove e cosa porta all’attenzione di altri Paesi.

Eppure potrebbe cadere nel vuoto se anche gli altri Paesi dell’Unione Europea non chiedono un simile impegno da parte delle istituzioni

Non ci muoviamo in un vuoto pneumatico, alcuni Paesi hanno fatto anche di più: in Germania il ministro degli Esteri ha incontrato in modo informale Joshua Wong , anche il parlamento britannico ha fatto alcune cose. Certo tra i Paesi che hanno firmato il Memorandum con la Cina non c’è stata una presa di posizione di questo tipo.

Ma l’Italia è tra i Paesi che ha firmato il memorandum. Secondo Joshua Wong, con la firma c’è il rischio che l’Italia “metta gli interessi economici e i trattati commerciali con la Cina davanti ai diritti umani”. 

Per alcuni Paesi il Memorandum sembra troppo vantaggioso, anche per questo noi ci teniamo a dire che abbiamo preso una posizione chiara: il memorandum per noi ha una portata relativa, ci muoviamo all’interno dell’Unione Europea per le iniziative sulla Cina e lo facciamo anche sulla base dei nostri valori.

Si possono bilanciare interessi commerciali con il rispetto dei diritti umani, l’abbiamo sempre fatto. Il memorandum può non essere un ostacolo alla volontà di difendere la democrazia nella ex colonia britannica.

Ora bisogna vedere cosa succederà, come verrà presa l’espressione democratica delle elezioni dello scorso 25 novembre a Hong Kong e se ci sarà bisogno di intervenire a sostegno delle persone democraticamente elette, per far sentire la nostra vicinanza. Intanto stare alla lettera di quello che è contenuto nella risoluzione è un primo passo sostanzioso.

Nel corso della puntata di giovedì 5 novembre di Piazza Pulita, in cui è stato trasmesso un estratto dell’intervista di TPI a Wong, Laura Boldrini ha affermato che “l’Italia deve schierarsi su Hong Kong e che una risoluzione non è sufficiente”.

Non basta semplicemente l’atto parlamentare, su questo sono d’accordo. La risoluzione prevede delle azioni da parte del governo, dunque ora deve attivarsi il governo secondo quanto indicato dal Parlamento nella risoluzione.

Perché è importante difendere i manifestanti di Hong Kong e un giovane attivista come Joshua Wong?

Joshua Wong è un simbolo. Si devono difendere tutti i ragazzi che hanno manifestato in modo estremamente pacifico e coraggioso la propria libertà. I ragazzi ci ricordano che la democrazia è una cosa conquistata a caro prezzo, è un tesoro prezioso che non dobbiamo buttare via, per questo è importante stare dalla loro parte, perché confrontano una sfida grandissima come quella della Cina e per questo hanno bisogno di sentire vicinanza, solidarietà, attenzione, e che non fanno questa battaglia all’interno del vuoto pneumatico.

Cosa pensa della critica mossa dall’ambasciatore cinese ai parlamentari italiani che hanno ospitato la conferenza con Wong in Senato?

Le affermazioni dell’Ambasciata cinese sono inaccettabili, nella risoluzione l’abbiamo scritto e siamo tutti d’accordo anche su questo. È importante ricordare alla Cina che sul lavoro dei parlamentari giudica il popolo italiano durante le elezioni, non l’ambasciata cinese con affermazioni prepotenti.

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