Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 09:31
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Guerra in Siria, Diario dal Rojava: viaggio tra le famiglie curde che non fuggono dal Tel Tamer

Immagine di copertina
Credit: Zana Amedi

L’attacco è cominciato intorno alle 22 di domenica sera. Il primo botto è stato improvviso. “Non vi preoccupate, siamo noi che spariamo”, dice Jamal senza nemmeno distogliere lo sguardo dal computer.

Ma poi i colpi si fanno più frequenti, quasi regolari, tutti in uscita. Yade (mamma in curdo) sospira. “Vuol dire che si stanno avvicinando” dice mentre si alza per andare in cucina per preparare il chai, un rito che scandisce le ore della giornata. Una maniera per cercare di rilassarsi in questi giorni in cui la guerra sta arrivando alle porte di Tel Tamer.

La linea del fronte si sposta continuamente. A volte sono cinque chilometri, altre due. I turchi e le sue milizie chiamate da tutti “cetta” stanno pian piano circondando la città, e tutti sono sicuri che prima o poi attaccheranno.

Sono settimane oramai che si parla di Tel Tamer come uno degli obiettivi turchi. La M4, l’arteria principale del nord est della Siria, ci passa proprio in mezzo. È una città piccola. L’ultimo censimento è stato fatto nel 2004, ben prima della guerra, e contava poco più di 7mila persone. Oggi non saranno più di 2mila, o forse meno.

Nelle ultime settimane tante famiglie sono scappate, sono andate nella vicina Hasakah. Troppa paura di rimanere qui. Alcuni però sono tornati, la situazione è troppo difficile da sostenere. I profughi sono nelle scuole e presto si dovranno trasferire tutti nei campi. I bambini devono tornare a scuola e gli istituti non vanno bene per un periodo prolungato. Mancano i servizi primari.

guerra turchia curdi
Credit: Zana Amedi

Ma Yade, suo marito e i quattro figli non sono mai andati via. Yade vuole che il suo nome rimanga un segreto, infatti lo dice piano e nell’orecchio, perché da quando è diventata madre vent’anni fa, tutti la chiamano così, specialmente se ospiti a casa sua.

Il marito fa l’insegnante, e adesso che è rimasto senza lavoro, aiuta come può in città. A Tel Tamer passano tutti i feriti dal fronte, e ci sono un sacco di cose da organizzare. Bisogna aiutare le persone che scappano dai villaggi vicini. Alcuni sono in edifici mezzi abbandonati. Come, ad esempio, l’ultimo stabile prima di uscire da Tel Tamer verso Ain Issa, che è semi-distrutto.

Ma lì hanno trovato rifugio dieci famiglie arabe da Arisha, un villaggio a meno di una decina di chilometri in mano ai “cetta”. Non hanno nulla. Dormono per terra, non vogliono andare nei campi, aspettano nella speranza che le Forze democratiche Siriane (FDS) riprendano il controllo.

Durante il fine settimane si sono rincorse voci di un possibile accordo tra le FDS, i turchi e i russi. Alcuni villaggi dovevano essere consegnati al regime, in particolare quelli intorno alla M4, complice un momento di calma sulla linea del fronte.

La notizia è circolata sabato notte, e Yade l’ha letta ad alta voce dal suo telefonino, seduta nella stanza principale della casa. Un salotto in cui tutti insieme si chiacchiera, mangia, e i figli maschi dormono.

Ha dei lunghi cuscini sottili azzurri e gialli appoggiati a terra, e dei separatori dello stesso colore. Il tappeto, invece di diverse tonalità di verde.

A sentire queste parole in famiglia si è scatenato il dibattito. “Ma che cosa vuol dire? Che ci ritiriamo?” chiede la figlia Yasemin. “Sì ma anche i cetta” le risponde il fratello.

Già il giorno seguente la notizia non ha trovato alcun riscontro. E la notte seguente l’attacco per spingere verso la città è ricominciato. È stato anche respinto.

Tutte le ultime notizie sulla guerra in Siria

La guerra della Turchia contro i curdi in Siria: tutta la storia in versione breve, media e lunga
Siria: diario dal Rojava, Erdogan bombarda da un mese. E la comunità internazionale non lo ferma
Siria: diario dal Rojava, 14 novembre | Così i curdi boicottano i prodotti turchi
Siria: diario dal Rojava, 8 novembre | Kobane sa che la guerra non è ancora finita
Siria: diario dal Rojava,  7 novembre | L’Isis è tornato. O meglio: non è mai scomparso
Guerra Turchia curdi: l’ascesa della Russia di Putin non passa solo dalla Siria
Guerra Turchia curdi: altro che difendere i curdi, Putin vuole prendersi il Medio Oriente (di Giulio Gambino)
Ti potrebbe interessare
Esteri / Terremoto in Turchia: la scossa potente come 130 bombe atomiche, oltre 4.300 i morti
Esteri / Terremoto Turchia, ritrovato sotto le macerie il calciatore Christian Atsu. Media inglesi: “Sta bene”
Esteri / Bimbo di 6 anni ordina mille dollari di cibo con lo smartphone del padre: “Non so se ridere o arrabbiarmi”
Ti potrebbe interessare
Esteri / Terremoto in Turchia: la scossa potente come 130 bombe atomiche, oltre 4.300 i morti
Esteri / Terremoto Turchia, ritrovato sotto le macerie il calciatore Christian Atsu. Media inglesi: “Sta bene”
Esteri / Bimbo di 6 anni ordina mille dollari di cibo con lo smartphone del padre: “Non so se ridere o arrabbiarmi”
Esteri / “Peccato, avrebbe potuto vincere”: l’ironia della portavoce russa sull’assenza di Zelensky in video a Sanremo
Esteri / I quoll rischiano l’estinzione: non dormono per fare più sesso
Esteri / Tragedia in Francia: morti 7 bambini e la loro madre in un incendio. Grave il padre
Esteri / Terremoto: colpita anche Aleppo, già martoriata dalla guerra civile | VIDEO
Esteri / Terremoto in Turchia, le immagini della devastazione | VIDEO
Esteri / “Putin mi ha promesso che non ucciderà Zelensky”: il racconto dell’ex premier israeliano
Esteri / Papa Francesco, concluso il viaggio in Africa: “I cristiani possono cambiare la storia”