Israele sta portando avanti il piano di emigrazione “volontaria” dei palestinesi da Gaza
Il ministro della Difesa Israel Katz, confermando l’uccisione del comandante dell’ala militare di Hamas nella Striscia Mohammed Odeh, ha ribadito l’intenzione di trasferire la popolazione del territorio costiero in Paesi terzi. Ma gli spostamenti sono già in corso da un anno
Israele sta portando avanti il piano di emigrazione “volontaria” dei palestinesi da Gaza. La conferma è arrivata oggi sui social dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha annunciato la morte del comandante dell’ala militare di Hamas nella Striscia, Mohammed Odeh, ucciso in un raid condotto ieri sera dalle forze armate di Tel Aviv (Idf) nella città di Gaza. Ma i trasferimenti sono cominciati da un anno ormai.
“Il quarto comandante dell’ala militare dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a incontrare i suoi complici nelle profondità dell’inferno”, ha scritto oggi Katz in un post su X (ex Twitter). Odeh, nominato a tale incarico soltanto la settimana scorsa, era succeduto a Izz al-Din al-Haddad, ucciso all’inizio di questo mese in un altro raid dell’Idf nella Striscia. Nel suo post, Katz ha elogiato le Idf e i servizi dello Shin Bet per quella che ha definito una “brillante esecuzione”. “Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, ed è quello che faremo”, ha aggiunto il ministro della Difesa israeliano. “Sono tutti condannati a morte, ovunque”.
Ma, come ha ribadito Katz sui social, Israele non intende solo togliere il potere a Hamas a Gaza ma anche promuovere quello che il ministro ha definito un piano di “emigrazione volontaria” della popolazione palestinese dalla Striscia. “Ogni cosa al momento giusto e nel modo giusto”, ha concluso Katz. Il progetto però è tutt’altro che in fase preliminare.
L’Amministrazione per l’emigrazione
L’idea era stata lanciata nel novembre del 2023, a poco più di un mese dagli attentati del 7 ottobre di Hamas e della Jihad islamica in Israele, dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, favorevole all’annessione della Striscia allo Stato ebraico. “L’emigrazione volontaria e l’assorbimento dei residenti arabi di Gaza da parte degli altri Paesi del mondo è una soluzione umanitaria che metterà fine alla sofferenza sia degli ebrei che degli arabi”, aveva scritto allora sui social il leader del partito di estrema destra Sionismo-Religioso.
Poi, il 23 marzo del 2025, il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva effettivamente approvato un piano in questo senso. Allora era stata infatti istituita la cosiddetta “Voluntary Emigration Administration” all’interno del ministero della Difesa guidato proprio da Katz. L’obiettivo dell’ente, secondo una nota diramata allora dal dicastero di Tel Aviv, è “preparare e agevolare il movimento sicuro e controllato dei residenti di Gaza che desiderano trasferirsi volontariamente in Paesi terzi”. Il compito di questa cosiddetta “Voluntary Emigration Administration” include infatti “la creazione di percorsi di spostamento, controlli pedonali” e infrastrutture “presso i valichi designati nella Striscia di Gaza” per consentire ai palestinesi che lo desiderano di lasciare il territorio costiero.
Una mossa aspramente criticata dalle organizzazioni a tutela dei diritti umani e in particolare dei palestinesi in Israele come Gisha, Adalah, The Association for Civil Rights in Israel e HaMoked, secondo cui l’iniziativa mira solo a “espellere i residenti di Gaza verso Paesi terzi, senza la possibilità di un futuro ritorno nella loro patria”. “L’istituzione di un’amministrazione per espellere i palestinesi da Gaza è una delle mosse più stupide di un governo che ha perso ogni direzione e logica”, aveva denunciato allora l’ong israeliana PeaceNow. “Non c’è bisogno di un’amministrazione speciale per consentire la partenza dei gazawi e la sua creazione costituisce un’ammissione da parte israeliana di aver commesso crimini di guerra e una macchia indelebile sullo Stato di Israele”, aveva aggiunto in una nota l’ong. “Quando la vita in un determinato luogo è resa impossibile dai bombardamenti e dall’assedio, è impossibile affermare che la partenza sia volontaria”.
Spostamenti già in corso
Ma i trasferimenti sono già iniziati, nel silenzio generale. Almeno un migliaio di persone, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa britannica Reuters, sarebbero state trasportate in autobus fuori da Gaza nel maggio dello scorso anno attraverso il valico di frontiera di Kerem Shalom con Israele per imbarcarsi su voli diretti in Europa e altrove dall’aeroporto Ramon, vicino a Eilat. Il 28 ottobre scorso poi un aereo con a bordo 176 palestinesi era atterrato all’aeroporto internazionale OR Tambo di Johannesburg, in Sudafrica. Il 12 novembre un altro volo charter della Global Airways con a bordo 153 palestinesi provenienti dalla Striscia Gaza era atterrato sempre a Johannesburg da Nairobi, in Kenya. Secondo un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, i voli erano stati organizzati da Al-Majd Europe, un’associazione poco conosciuta con legami con Israele e con una società con sede a Londra riconducibile a un cittadino israeliano-estone di nome Tomer Janad Lind, che collabora proprio con la cosiddetta “Voluntary Emigration Administration” del ministero della Difesa di Tel Aviv.
Fondata in Germania nel 2010, Al-Majd sostiene di aver fornito assistenza umanitaria alla popolazione durante la guerra civile in Siria e agli sfollati dei gravi terremoti che nel 2023 colpirono il Paese arabo insieme alla Turchia. L’associazione afferma di avere uffici nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, sebbene un’inchiesta dell’emittente qatariota al-Jazeera non abbia riscontrato alcuna presenza nella zona né vi sia traccia delle “persone dietro l’organizzazione” indicate sul sito-web dell’associazione.
Al-Majd Europe afferma di aver “sostenuto oltre 3.000 persone con aiuti umanitari affidabili”, fornendo “supporto anche dopo il reinsediamento, offrendo cibo, affitto, istruzione e assistenza”. Una versione precedente del sito-web però presenta il logo di una società estone con sede a Londra chiamata Talent Globus, indicata come una delle organizzatrici della “emigrazione volontaria” dei palestinesi da Gaza. Quest’ultima, secondo Haaretz, è stata fondata nel 2024 da Tomer Janad Lind, nato nel 1989 e in possesso della doppia cittadinanza estone e israeliana.
In seguito, Al-Majd ha respinto l’accusa di far parte di un piano israeliano di spopolamento della Striscia e ha ribadito la “natura umanitaria” delle sue operazioni, confermando però di coordinarsi direttamente con le autorità israeliane. “La nostra unica interazione con le autorità israeliane riguarda il coordinamento delle uscite da Gaza”, si legge in una nota diramata dall’associazione. “Ogni persona che ha lasciato Gaza dall’inizio della guerra ha dovuto passare attraverso il coordinamento della sicurezza israeliana”. Una smentita che conferma come questi spostamenti, seppur organizzati privatamente, dipendano dall’approvazione di Israele. Non a caso, il COGAT, l’Autorità dell’esercito israeliano responsabile dell’amministrazione civile dei Territori palestinesi occupati, ha confermato a Haaretz che l’evacuazione dei palestinesi è coordinata con i Paesi ospitanti, sebbene a volte venga effettuata da organizzazioni terze, e che Al-Majd le aveva fornito i nomi di coloro che erano stati trasferiti in aereo in Sudafrica, sostenendo di aver organizzato i visti e completato le pratiche burocratiche necessarie all’emigrazione.