Stretto di Hormuz: Trump annuncia il ripristino del blocco navale contro l’Iran e un “pedaggio” del 20% sul trasporto merci
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro l’Iran e l’intenzione di imporre una sorta di “pedaggio” del 20% sulle merci trasportate via mare attraverso lo Stretto di Hormuz dalle imbarcazioni scortate dalle forze armate Usa.
La mossa di Trump
“Lo Stretto di Hormuz è APERTO e rimarrà APERTO, con o senza l’Iran. Stiamo ripristinando il BLOCCO NAVALE IRANIANO, così chiamato perché impedisce solo alle navi o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire (dall’area, ndr). Tutti gli altri Paesi godranno di un uso equo e libero dello Stretto. Gli Stati Uniti saranno, da questo momento in poi, conosciuti come ‘I GUARDIANI DELLO STRETTO DI HORMUZ’”, ha scritto Trump sul suo social Truth. “Ma in quanto tali e per una questione di EQUITÀ, riceveranno un risarcimento pari al 20% del valore del carico per tutti i costi associati a garantire la sicurezza di questa zona del mondo così instabile”, ha aggiunto l’inquilino della Casa bianca. “L’attuazione di questo sistema inizierà immediatamente”.
La mossa di Trump si inserisce nel quadro del sostanziale collasso della tregua tra Washington e Teheran, in vigore dall’8 aprile scorso, e dello stop alle trattative seguite al memorandum di Islamabad firmato dalle parti il 17 giugno, che concedeva a Usa e Iran 60 giorni per negoziare un accordo. L’escalation dell’ultima settimana, che ha visto gli Stati Uniti lanciare tre diverse offensive aeree contro la Repubblica islamica, scatenando la reazione iraniana contro le basi americane nella regione, ha causato almeno una ventina di morti e un’ottantina di feriti solo in Iran, oltre a ingenti danni nei Paesi del Golfo. Questi ultimi, secondo quanto riportato dal portale statunitense Axios, che cita una fonte locale di alto livello, sono rimasti sorpresi dall’ultimo annuncio del presidente Usa. L’amministrazione degli Stati Uniti infatti, secondo il portale, non ha discusso con i suoi alleati nella regione l’imposizione di possibili pedaggi per garantire la sicurezza delle navi in transito nello Stretto di Hormuz.
Sin dall’inizio del conflitto, scatenato il 28 febbraio da Israele e Usa contro l’Iran, Teheran insiste nel voler imporre il proprio controllo esclusivo sulle acque territoriali di Hormuz, paventando la possibilità di far pagare un pedaggio alle navi in transito, arrogandosi il diritto di “coordinare” il traffico locale e dichiarando lo Stretto formalmente chiuso fino alla fine dell’escalation, scatenando così la reazione di Trump.
Il nodo irrisolto di Hormuz
Il traffico navale nello Stretto è stato progressivamente interrotto dal 1° marzo, quando l’Iran ha chiuso questa fondamentale arteria navigabile in risposta alla guerra scatenata il giorno prima da Israele e Stati Uniti, che avevano anche imposto un blocco dei porti della Repubblica islamica. Ad aprile, le Guardie della Rivoluzione iraniana avevano pubblicato una mappa che mostrava una “rotta sicura” attraverso lo Stretto, senza confermare né smentire la possibile presenza di mine nell’area. Intanto il regime aveva istituito la cosiddetta “Autorità dello Stretto del Golfo Persico”, estendendo unilateralmente la zona marittima di competenza fino all’Oman e agli Emirati Arabi Uniti e imponendo l’autorizzazione preventiva al transito delle imbarcazioni nell’area.
Il traffico navale è ufficialmente ripreso dopo la firma del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran del 17 giugno scorso, che ha concesso un cessate il fuoco di 60 giorni per riprendere i colloqui e porre fine al conflitto, una tregua poi archiviata da Trump la scorsa settimana dopo gli attacchi della Repubblica islamica a una serie di imbarcazioni in transito nell’area. Teheran ha ribadito più volte che lo Stretto di Hormuz “non tornerà mai più alle sue condizioni precedenti” e che intende battere cassa da chi vuole attraversare la zona, pena l’attacco alle navi in transito.
Prima della guerra, ogni giorno navigavano nello Stretto tra le 120 e le 140 navi, circa la metà petroliere con a bordo un totale di quasi 20 milioni di barili di greggio. Nell’ultimo weekend, secondo i dati raccolti dalla società di monitoraggio Kpler, il traffico navale a Hormuz è tornato al livello minimo delle ultime cinque settimane. Nella giornata di ieri infatti solo sei navi hanno attraversato lo Stretto, tra cui la superpetroliera “Humanity” carica di due milioni di barili di greggio iraniano, la “Capetan Andreas” con a bordo 500 mila barili di prodotti petroliferi kuwaitiani e tre petroliere vuote entrate nel Golfo per caricare greggio. Il traffico marittimo prosegue a livelli ridotti sia al largo dell’Oman che dell’Iran, laddove prima dello scoppio della guerra transitavano mediamente circa 140 navi al giorno. Questo numero invece, secondo i dati resi noti dal Pentagono, è stato raggiunto in una settimana. Oltre 140 imbarcazioni infatti, negli ultimi sette giorni, sono transitate lungo lo Stretto, molte delle quali impiegando una rotta alternativa al largo delle coste dell’Oman, studiata appositamente per evitare le acque territoriali della Repubblica islamica.