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Etiopia, in Tigray due milioni di persone senza cibo: “Andiamo a dormire sperando di non morire”

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Credit: EPA/ALA KHEIR

Etiopia, in Tigray due milioni di persone senza cibo: “Andiamo a dormire sperando di non morire”

A quasi 16 mesi dall’inizio della guerra civile, continua la drammatica crisi alimentare in Tigray, in cui quasi il 40 percento della popolazione soffre di grave insicurezza alimentare. Lo ha dichiarato il Programma alimentare mondiale (Wfp), nel primo rapporto preparato dall’agenzia Onu sulle condizioni alimentari nella regione dall’inizio della guerra.

Secondo il Wfp, almeno due milioni di persone, pari al 37 percento della popolazione della regione settentrionale etiope, ha esaurito le scorte di cibo, patito la fame o è rimasta senza cibo per uno o più giorni.

Da quando è iniziato il confitto, il governo etiope è stato accusato a più riprese da osservatori e agenzie internazionali di aver bloccato l’arrivo di aiuti umanitari nella regione, in cui le forze governative stanno combattendo i ribelli guidati dal Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), che ha dominato la politica etiope per quasi 30 anni dopo la fine del regime comunista.

“Le famiglie stanno esaurendo tutti i mezzi disponibili per sfamarsi, con tre quarti della popolazione che usa metodi estremi per sopravvivere”, ha detto nel suo rapporto l’agenzia delle Nazioni Unite. Secondo li Wfp, l’83 percento della popolazione soffre di soffre di insicurezza alimentare, pari a 4,6 milioni di persone.

“Prima del conflitto mangiavamo tre volte al giorno ma ora anche una volta al giorno è difficile”, la drammatica testimonianza di Kiros, madre single che vive con sei bambini alla periferia del capoluogo Mekelle, citata nel rapporto. “Mi facevo prestare il cibo dalla mia famiglia, ma ora l’hanno finito. Andiamo a dormire sperando di non morire”. Secondo quanto riporta Reuters, diversi medici e infermieri nella regione si sono spinti a far ricoverare i propri figli a causa della malnutrizione.

Il quadro delineato dal rapporto del Wfp è stato definito “desolante” da Michael Dunford, direttore regionale per l’Africa orientale dell’agenzia Onu, il quale ha lanciato un appello per l’invio “immediato” di assistenza umanitaria. “Il Wfp sta facendo tutto il possibile per garantire che i nostri convogli con cibo e medicinali arrivino in prima linea. Ma se le ostilità continueranno, tutte le parti in conflitto dovranno accettare una pausa umanitaria”, ha aggiunto. Secondo il Wfp, nessun convoglio è riuscito a raggiuntare il Tigray da metà dicembre.

Il Wfp chiede “urgentemente” 337 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza nei prossimi sei mesi e ha dichiarato che da febbraio inizieranno a esaurirsi le risorse per acquistare cibo.

Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) oggi ha dichiarato che le organizzazioni umanitarie presenti in Tigray non saranno in grado di fornire aiuti a fine febbraio e attualmente sono costrette a muoversi a piedi, dal momento che hanno tutte esaurito la benzina.

Il conflitto, che da novembre 2020 ha causato migliaia di morti e milioni di sfollati, è stato segnato da una “brutalità estrema” secondo quanto riporta un rapporto delle Nazioni Unite presentato dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha accusato le forze filo-governative della maggior parte delle violazioni. Il governo, guidato dal premio Nobel pace Abiy Ahmed, ha respinto le accuse riguardo le violazioni dei diritti umani e i blocchi agli aiuti umanitari, accusando negli scorsi giorni il Wfp di usare la fame “come strumento politico”.

Negli ultimi mesi le forze governative hanno riconquistato diversi centri occupati dal Tplf, fermando un’avanzata che aveva portato le milizie ribelli a puntare verso la capitale Addis Abeba. Il conflitto era iniziato il 3 novembre 2020, con l’offensiva delle forze governative contro la regione ribelle del Tigray e il Tplf, gruppo che era stato egemone nella politica etiope prima dell’ascesa dello stesso Abiy. Dopo i primi successi dell’attacco sostenuto dalla vicina Eritrea, la situazione si era temporaneamente ribaltata, con la riconquista del capoluogo Mekelle da parte del Tplf e la controffensiva dei ribelli nelle regioni di Amhara e Afar.

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