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Elezioni Usa 2020, la convention repubblicana. Trump all’attacco della “sinistra socialista”. Haley: “Non siamo razzisti”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 25 Ago. 2020 alle 08:20 Aggiornato il 25 Ago. 2020 alle 08:43
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Immagine di copertina

Elezioni Usa 2020, prima serata della convention repubblicana: cosa è successo

L’apertura della convention repubblicana di Charlotte, nella Carolina del Nord, di stanotte è stata fortemente nel segno di Donald Trump, la cui candidatura alle elezioni Usa 2020 del prossimo 3 novembre è stata confermata ufficialmente: mentre i vari ospiti della prima serata si collegavano dal Mellon Auditorium di Washington DC, il presidente americano è intervenuto direttamente dalla Casa Bianca, dove ha accolto anche alcuni ospiti. Il tycoon è stato protagonista di un lungo discorso, durato circa 52 minuti, in cui si è preso tutta la scena. Ma anche gli interventi delle altre personalità invitate alla convention avevano come obiettivo quello di costruire un’immagine di Trump come un uomo che “ama l’America”, “pensa agli altri” e ha tutte le carte in regola per affrontare e superare sia il Coronavirus che le difficoltà economiche che ne conseguono.

Il discorso di Trump

Durante il suo intervento, Trump è stato accolto da una vera e propria standing ovation, al grido di “four more years”, altri quattro anni. E lui, ironico, ha chiesto al pubblico altri dodici anni, “per fare impazzire i democratici”. Il suo discorso è stato fortemente incentrato sui dem. E su quello che è il maggior timore del leader della Casa Bianca, ovvero la possibilità che con il voto per posta – a causa del Covid-19 – ci possano essere brogli elettorali. “Sono le elezioni più importanti della nostra storia, non fatevele portare via. L’unico modo che hanno i democratici per vincere queste elezioni è quello dei brogli. Questa è la più grande truffa della storia e intendo in tutto il mondo, non solo nella nostra nazione”, ha detto Trump. “Avevano provato a spiarci le scorse elezioni e li abbiamo beccati, questa volta vogliono truffarci con il voto per posta”, ha continuato.

Dopodiché, Trump ha rivendicato i successi conquistati sul campo in questi quattro anni di presidenza. “Abbiamo fatto più di qualsiasi altra amministrazione, abbiamo costruito il nostro muro, che sarà completato a breve. Abbiamo sconfitto l’intero califfato dell’Isis e ucciso Al-Baghdadi. Abbiamo ucciso il più grande terrorista, forse di tutti loro, Suleimani. Abbiamo fatto il più grande taglio delle tasse della storia, sistemato gli orribili accordi commerciali che erano stati siglati con Cina, Giappone, Corea del Sud. Parlando del futuro, il leader dei Gop ha promesso che in caso di rielezione “assumerà più poliziotti”, rafforzerà le forze armate, nominerà più giudici anti-aborto e continuerà la sua politica estera protezionistica con dazi contro i Paesi che “approfittano” degli Stati Uniti. “Terrorizzeremo chi ci terrorizza”, ha sintetizzato. E in testa alla lista vi è la Cina, eterno nemico, “a cui non faremo dimenticare ciò che ha fatto”. Il riferimento va alla pandemia, di cui il gigante asiatico è incolpato. “Con Biden la Cina si prenderà il nostro Paese”, ha di nuovo avvertito Trump. Durante il suo intervento, è partita l’ovazione del pubblico quando il tycoon ha promesso che proteggerà “il diritto degli americani a portare le armi” (“che i democratici vi toglierebbero”) e che “questo Paese non sarà mai un Paese socialista”.

Haley: “Non siamo razzisti”

Tra gli interventi più attesi, quello di Nikki Haley, 48 anni, per diciannove mesi inviata Usa alle Nazioni Unite e oggi possibile guida del partito nella transizione del dopo-Trump. “Il presidente – ha detto – è stato duro con la Cina, duro con l’Iran e ha vinto. Ha usato con il mondo le parole di cui il mondo aveva bisogno. Joe Biden è invece un bene per Iran e Isis”, ma anche per il “partito comunista cinese”. “Trump – ha aggiunto Haley – merita altri quattro anni alla Casa Bianca perché mette sempre l’America First. Trump ha fatto quello che Barack Obama e Joe Biden si sono rifiutati di fare con Corea, Iran, Israele, Cina e Isis. L’amministrazione Biden-Harris sarebbe molto peggio di quella Obama-Biden”. Haley infine se l’è presa con tutti coloro che descrivono gli Stati Uniti come un Paese razzista: “In molti del partito democratico è diventato di moda dire che l’America  razzista. Non è vero, questa è una bugia, non lo è e ve lo dico io che sono l’orgogliosa figlia di un’immigrata”.

Donald Trump Jr: “Mio padre non è xenofobo”

Sul palco è intervenuto anche Donald Trump Jr, figlio del presidente Usa: “Con mio padre – ha detto – abbiamo registrato il tasso di disoccupazione più basso di sempre tra neri e ispanici”. Poi, l’attacco a Joe Biden, reo di aver definito “xenofobo” Trump durante una campagna in Iowa, in riferimento alle restrizioni sui passeggeri in arrivo dalla Cina deciso dalla Casa Bianca il 31 gennaio per far fronte all’emergenza Coronavirus. “Quanto accaduto a George Floyd è una sciagura – ha aggiunto riferendosi al caso di tre mesi fa che ha scatenato le proteste in tutti gli Usa – e se conoscete un agente di polizia, sapete che sono d’accordo anche loro”. “Biden – ha aggiunto il figlio del presidente – e la sinistra radicale ora vogliono toglierci la libertà di parola. Vogliono bullizzarci fino alla sottomissione. Se ci riusciranno, non ci sarà più la cosiddetta maggioranza silenziosa, ma una maggioranza silenziata. Questo deve finire. La libertà di espressione era un valore liberale, almeno fino a quando la sinistra radicale ha preso il sopravvento”.

Nel corso della serata è intervenuta anche la fidanzata di Donald Trump Jr, Kimberly Guilfoyle, ex conduttrice di Fox. “Trump metterà l’America al primo posto – ha dichiarato – e gli americani devono stare al fianco di un presidente che non ha paura, crede in voi, ama questo Paese e combatterà per lui”. Poi, Guilfoyle ha preso in prestito lo slogan di Biden, che definisce le elezioni una “battaglia per l’anima dell’America”.

Usa, convention repubblicana: gli altri interventi

Sono state molte le personalità intervenute nel corso della convention repubblicana di stanotte in Usa. In apertura, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, aveva invitato a pregare per tutelare tutti gli esseri umani, tra cui “quelli nel grembo”, ma anche per i “nostri immigrati e rifugiati”. C’è stato poi il saluto di Steven Melnikoff, veterano della Seconda guerra Mondiale, quello di Charlie Kirk, fondatore di Tuning Point Usa, l’organizzazione giovanile no-profit che promuove la libertà. Poi un’infermiera della West Virginia che ha ringraziato il presidente spiegando che la sua “leadership” e le sue azioni contro il Coronavirus “hanno salvato vite”.  Il rappresentante dell’Ohio, Jim Jordan (uno dei fedelissimi di Donald Trump) ha ricordato un episodio privato: il giorno della telefonata del presidente a un padre distrutto. “Due anni fa nostro nipote, Eli – ha raccontato Jordan – venne ucciso in un incidente d’auto. Viveva a poco più di un chilometro da noi. Era cresciuto con il wrestling e aiutando i nostri ragazzi, era campione statale a livello di liceo. Tre giorni, mentre stavano andando in macchina per raggiungere la casa dei genitori di Eli, mi chiamò il presidente, parlammo di questa tragedia, lui mi chiese come stavano reagendo i genitori”. Jordan chiese al presidente di parlare con il padre e la madre del ragazzo, per “rendere meno terribile un giorno terribile”. “Qual è il nome? – chiese Trump – poi lo chiamò. Dopo la telefonata tutta la famiglia rimase cinque minuti in silenzio”.

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