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In India una donna dichiarata morta viene cremata per errore, poi si scopre che era ancora viva

Rachna Sisodia era stata ricoverata per una grave infezione ai polmoni e dichiarata morta dai medici. La famiglia ha accusato la struttura ospedaliera di grave errore

Di TPI
Pubblicato il 5 Mar. 2017 alle 10:18 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:07
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Immagine di copertina

Il 25 febbraio scorso, Rachna Sisodia, una ragazza indiana originaria dello stato dell’Uttar Pradesh, era stata ricoverata in un ospedale locale per una grave infezione polmonare.

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Dopo poche ore, la studentessa 24enne era stata dichiarata morta dai medici che l’avevano presa in cura e il suo corpo era stato restituito alla famiglia. Come da tradizione, i familiari e il marito della donna, Devesh Chaudhry, di 23 anni, avevano organizzato la cerimonia di tumulazione allestendo pertanto una pira funebre sulla quale adagiare il corpo senza vita di Rachna e procedere con la cremazione. 

Tuttavia, qualcuno si è accorto che quel corpo non era esanime e ha allertato le autorità che sono intervenute immediatamente per prestare soccorso, tentando di sottrarre la giovane donna dalle fiamme che nel frattempo divampavano, ma senza successo. 

La ragazza era ormai deceduta per intossicazione da fumo e fiamme. La terribile scoperta ha ovviamente gettato sconforto sulla famiglia di Rachna che ha puntato il dito contro i medici dell’ospedale dove la giovane era stata ricoverata, accusandoli di negligenza. 

Secondo quanto riportato dal Times of India, il corpo di Rachna una volta sottratto alle fiamme è stato sottoposto a un’autopsia post-mortem, la quale ha rivelato che la causa della morte è uno shock derivante da distress respiratorio acuto. Tutti gli esami autoptici hanno di fatto evidenziato che nel tratto respiratorio della donna sono state rinvenute particelle di fuliggine e cenere, depositatesi lì perché respirate. 

Un portavoce dell’ospedale ha raccontato all’Hindustan Times che ciò può accadere quando qualcuno viene bruciato vivo: le particelle di cenere si depositano nel tratto respiratorio perché inspirate. Se una persona è morta, tali particelle non possono raggiungere i polmoni e la trachea. Sulla base di questi risultati, i medici legali hanno concluso che la donna è stata bruciata viva sul rogo. 

I medici della struttura presso la quale la giovane era stata ricoverata hanno respinto ogni accusa, sottolineando che Rachna sia morta per una grave infezione ai polmoni. Le autorità hanno aperto un’inchiesta per fare luce sulla vicenda. 

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