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Dall’immunità di gregge sino al “lockdown” e la positività: le giravolte di Boris Johnson sul Coronavirus

Il leader dei Conservatori da oggi si trova a combattere con un nemico che lui stesso aveva sottovalutato

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 27 Mar. 2020 alle 13:46
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Dall’immunità di gregge alla positività: le giravolte di Johnson sul Coronavirus

Dall’intenzione di non contrastare l’epidemia di Covid-19 per far sviluppare, senza alcune evidenza scientifica peraltro, la cosiddetta “immunità di gregge” alla positività al Coronavirus: in meno di un mese il premier britannico Boris Johnson si è ritrovato dal minimizzare la pandemia a ritrovarsi lui stesso contagiato. Le giravolte di Johnson dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che il virus corre più veloce di qualsiasi decisione politica e che l’unica strada da percorrere, fino a quando non vi sarà un vaccino, al momento è quella del “lockdown”. Se ne è reso conto troppo tardi Johnson, così come il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

Il premier britannico Boris Johnson annuncia: “Sono positivo al Coronavirus”

“Nothing will change”, niente cambierà, esclamava il premier britannico nella prima metà di marzo, mentre Italia e Spagna già facevano conti con il virus e Francia e Germania si preparavano all’impatto del Covid-19 nelle loro città. L’idea iniziale di Johnson, infatti, era quella di sconfiggere il virus permettendo a tutti i cittadini britannici di continuare a fare la propria vita come se nulla fosse. La scellerata scelta si basava soprattutto su due convinzioni: l’impossibilità di chiudere un Paese per le ripercussioni che questo avrebbe avuto sull’economia e l’idea di far sviluppare l’immunità di gregge, esponendo di fatto i cittadini al contagio. Nonostante, lo stesso Johnson, lo scorso 13 marzo, abbia parlato dell’epidemia di Coronavirus come la “più grave crisi sanitaria in una generazione”, avvertendo anche la popolazione del fatto che “moriranno molti nostri cari”, la convinzione del governo inglese era comunque quella di far contrarre il Covid-10 al “60 per cento dei britannici per sviluppare l’immunità di gregge”.

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Poi, mano a mano che i giorni passavano e l’emergenza sanitaria si ampliava sempre di più, è arrivato il dietrofront. Complice, forse, anche un documento redatto dal Public Health England e rivolto ai responsabili del servizio sanitario nazionale britannico (Nhs) nel quale si ipotizzava che l’80 per cento della popolazione potesse essere contagiata dal Coronavirus con 8 milioni di britannici che avrebbero potuto aver bisogno di cure ospedaliere nei prossimi 12 mesi, Johnson ha dapprima chiesto agli over 70 di restare a casa e a tutti gli altri di limitare le interazioni sociali, salvo poi arrendersi all’evidenza e chiudendo scuole e locali pubblici. “Sarà difficile, ma non ci sono opzioni facili. Alla fine insieme batteremo questo virus” ha dichiarato Johnson mentre annunciava il “lockdown” nella serata del 23 marzo. Solo che nel frattempo il numero dei positivi è salito a oltre 11mila e il picco epidemico sembra ancora assai lontano dall’essere raggiunto.

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