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Libia, oggi la conferenza di Berlino. Ecco cosa c’è da sapere

Gli schieramenti contrapposti, qual è l'obiettivo e cosa aspettarsi dalla conferenza di Berlino. Il punto di TPI

Di Anna Ditta
Pubblicato il 18 Gen. 2020 alle 11:09 Aggiornato il 19 Gen. 2020 alle 13:23
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Immagine di copertina
Credit: Il premier libico Fayez al-Sarraj ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte, Roma, 11 gennaio 2020. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI

Libia, al via la conferenza di Berlino, ma Sarraj potrebbe disertare. Ecco cosa c’è da sapere

È convocata per oggi, domenica 19 gennaio, la conferenza di Berlino, cui parteciperanno capi di Stato e di governo di diversi paesi per aprire un dialogo sulla Libia. La conferenza è stata organizzata dal governo tedesco e fortemente voluta dal governo italiano, nel tentativo di portare la pace in Libia.

Il paese è dilaniato ormai dal 2011 da una guerra civile che vede contrapporsi il governo di accordo nazionale, con sede a Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj, dal governo di Tobruk, guidato dal generale Khalifa Haftar. Il primo è riconosciuto dall’Onu e dall’Ue, conta sul sostegno economico e militare della Turchia e gode dell’appoggio politico di Qatar e Italia. Il secondo di fatto controlla tutta la Cirenaica, può contare sull’appoggio economico e militare di Russia, Arabia Saudita, Egitto e Emirati Arabi e sul supporto politico della Francia e, in parte, degli Stati Uniti. TPI fa il punto per capire qual è l’obiettivo e cosa aspettarsi dalla conferenza di Berlino.

Giallo Sarraj sulla Conferenza di Berlino

L’esito delle trattative e della conferenza appare in queste ore più che mai incerto.

In un passaggio della bozza di intesa che gli sherpa intendono sottoporre alle parti domenica, si chiede un “nuovo governo di accordo nazionale”, e questo viene letto come il tentativo di spingere il premier a un passo indietro. Motivo per cui la partecipazione di Sarraj al vertice è incerta.

Eppure sabato 18 gennaio 2019 il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha dichiarato alla Bild am Sonntag, quotidiano domenicale tedesco, che il premier di Tripoli sarà presente alla conferenza.

La sua assenza indebolirebbe la riunione, in un clima già teso a causa degli scambi di accuse tra i due schieramenti. Durante le ultime trattative con la controparte, pochi giorni fa a Mosca, Haftar è partito senza siglare la tregua con Sarraj, rifiutandosi di abbandonare le posizioni acquisite sul terreno. Ciononostante il generale aveva assicurato che avrebbe rispettato il cessate il fuoco, inoltre ha fatto sapere che sarebbe stato presenta alla conferenza di Berlino.

Ieri inoltre il presidente turco Erdogan, alleato di Sarraj, ha accusato il generale di essere “un uomo inaffidabile”, sostenendo che abbia “continuato a bombardare Tripoli” nonostante la tregua. Sempre Erdogan oggi ha messo in guardia l’Europa che se il “governo legittimo” di Tripoli, guidato da Fayez al Sarraj, dovesse cadere c’è il rischio di “creare terreno fertile per il terrorismo”.

“Organizzazioni terroristiche come l’Isis o Al Qaida che sono state sconfitte in Siria ed Iraq”, ha scritto il presidente turco in un articolo pubblicato su Politico, “troveranno terreno fertile per rimettersi in piedi”.

Per Haftar invece, l’offensiva su Tripoli mira a liberare la capitale dei “terroristi”, in riferimento ai suoi rivali del governo di Tripoli. L’Egitto, schierato con il generale, ha condannato l’invio di truppe turche in Libia, che possono avere “un impatto negativo sulla conferenza di Berlino e sulla situazione interna in Libia”, ha affermato il ministro degli Esteri Sameh Shoukry, parlandone con Di Maio.

Guerra in Libia: cosa succede ora che Haftar ha rifiutato la tregua

Chi parteciperà alla conferenza di Berlino

Alla conferenza parteciperanno i rappresentanti di diversi paesi europei, tra cui Italia, Francia, Regno Unito. Saranno presenti inoltre delegazioni di Stati Uniti, Russia, Cina, Emirati Arabi, Turchia, Repubblica del Congo, Egitto, Algeria.

Parteciperanno inoltre rappresentanti delle seguenti organizzazioni internazionali: Onu, Unione europea, Unione africana e Lega araba.

Per l’Italia parteciperanno il premier Conte ed il ministro Di Maio. Tra i capi di governo ci saranno Erdogan, Putin e al-Sisi.

Un ruolo fondamentale in questo processo è quello giocato dalla Russia e dalla Turchia. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha riconosciuto al presidente russo Vladimir Putin il ruolo di mediatore cruciale nel conflitto libico e il 24 gennaio sarà ad Ankara per parlarne anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, a rappresentarli ci sarà il segretario di Stato Mike Pompeo. L’obiettivo di Washington, che finora ha avuto un ruolo marginale nella gestione della crisi, è ottenere il cessate il fuoco duraturo ma anche il “ritiro di tutte le forze esterne”. Il riferimento è ai russi filo-Haftar ma anche ai soldati turchi inviati da Erdogan al fianco di Sarraj.

L’obiettivo

In Libia è in vigore dalla scorsa domenica un cessate il fuoco, che viene rispettato sul terreno nonostante le mutue accuse di violazioni da parte delle due forze rivali.

L’obiettivo realistico della conferenza di Berlino è trovare un accordo affinché il cessate il fuoco sia duraturo, condizione necessaria a riavviare le trattative politiche. I negoziati, infatti, sono rimasti bloccati dall’inizio dell’offensiva di Haftar su Tripoli ad aprile 2019.

Sul tavolo c’è anche il via libera a una missione internazionale in Libia, con una forza di interposizione Ue per garantire il cessate il fuoco. Tuttavia la decisione potrebbe essere ancora prematura in questo stato della trattativa.

Il ruolo dell’Italia e dell’Europa

Il ruolo dell’Europa, e in particolare dell’Italia, nella gestione della trattativa sulla Libia nelle ultime settimane è stato rilevante. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi ha incontrato il generale Haftar l’8 gennaio a palazzo Chigi. L’11 ha incontrato anche Sarraj, che pochi giorni prima aveva cancellato l’incontro dopo aver saputo che il nemico era stato ricevuto prima di lui.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha confermato che l’Italia è pronta ad aiutare anche inviando i propri soldati per una missione di pace. “Siamo pronti a rendere i nostri contingenti disponibili se le parti libiche e le Nazioni Unite saranno d’accordo”, ha detto in una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel.

Anche i russi hanno riconosciuto il ruolo del nostro paese per la soluzione della crisi. Non è l’Italia “ad aver fatto errori” nella crisi libica, dato che l’errore principale è stato compiuto nel 2011 quando la Nato decise di bombardare la Libia e l’Italia “non era tra i Paesi che hanno spinto per questa soluzione”, ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in conferenza stampa. “Ora quel che serve è unire i libici e non è facile dato che Haftar e Sarraj non riescono nemmeno a stare nella stessa stanza”, ha detto Lavrov aggiungendo che vedrà Di Maio per un incontro la mattina della conferenza di Berlino.

Per quanto riguarda l’Ue, secondo l’Alto Rappresentante Joseph Borrell, se c’è una tregua, l’Europa “deve essere pronta ad aiutare, eventualmente anche con soldati”, anche per “controllare l’embargo alle armi”.

Tuttavia non è detto che altri Stati membri, in primis Francia e Germania, siano pronti a mettere a disposizione i propri soldati.

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