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Il governo cinese ordina la chiusura di tutte le imprese nordcoreane in Cina

L'annuncio è arrivato dal ministero del Commercio cinese, in conseguenza delle sanzioni imposte a Pyongyang dalle Nazione Unite. Le aziende avranno 120 giorni per attenersi al provvedimento

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 28 Set. 2017 alle 14:55 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:57
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Immagine di copertina
Alcuni lavoratori nordcoreani producono scarpini da calcio in una fabbrica a Dadong, in Cina, al confine con la Corea del Nord

Il ministero del Commercio cinese ha ordinato la chiusura di tutte le società nordcoreane con sede nel paese entro 120 giorni, in conseguenza delle sanzioni economiche imposte nel pomeriggio di lunedì 11 settembre dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo l’ultimo test nucleare di Pyongyang.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa Reuters. La mossa di Pechino intende aumentare la pressione internazionale sulla Corea del Nord perché interrompa i suoi test missilistici e i suoi esperimenti nucleari che minacciano la pace nel teatro dell’Asia – Pacifico.

Secondo quanto apparso sul sito del ministero del Commercio di Pechino, dovranno chiudere anche tutte le imprese a partecipazione mista cinese e nordcoreana, così come le partnership e le joint venture di società cinesi con entità o individui provenienti dalla Corea del Nord.

Questa misura invece non prevede ancora un termine ultimo per essere eseguita. Il 21 settembre, la Banca centrale cinese aveva ordinato agli istituti di credito del paese di smettere di collaborare con il regime nordcoreano.

All’inizio della settimana invece, la Corea del Nord aveva dichiarato “inevitabile” un attacco contro gli Stati Uniti, in seguito alle dichiarazioni del presidente Donald Trump considerate una “dichiarazione di guerra”.

In una conferenza stampa infatti, Trump aveva detto: “Siamo completamente preparati per l’opzione militare, anche se non è la nostra preferita”. Washington aveva poi imposto nuove sanzioni nei confronti di alcuni cittadini nordcoreani.

Secondo quanto riferisce il Dipartimento del Tesoro statunitense, 26 persone e nove banche nordcoreane sono state colpite dai nuovi provvedimenti economici restrittivi.

Tra gli intermediari finanziari coinvolti alcuni avevano legami con la Cina. Un elenco comparso sul sito-web del Dipartimento del Tesoro presentava inoltre sanzioni contro alcuni cittadini nordcoreani che vivono in Cina, in Russia, in Libia e negli Emirati Arabi Uniti.

Le sanzioni dell’Onu

Nella loro bozza presentata il 7 settembre, gli Stati Uniti avevano proposto l’adozione di una serie di disincentivi economici verso la Corea del Nord, incluso un divieto totale di forniture di prodotti petroliferi a Pyongyang, il sequestro di beni del leader nordcoreano Kim Jong-un e il divieto del leader e di altri ufficiali di viaggiare.

La risoluzione approvata l’11 settembre però contiene misure più leggere, in particolare:

  • la restrizione delle forniture di petrolio a Pyongyang. La Cina, il principale alleato economico di Pyongyang, rifornisce il paese di gran parte del suo greggio
  • il divieto di esportazioni tessili del paese (il secondo maggior settore di export del paese, per un valore complessivo di oltre 700milioni di dollari all’anno
  • alcune misure per limitare la possibilità dei cittadini nordcoreani di lavorare all’estero.

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