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La Cina rialza al 125% i dazi sul Made in Usa. Xi Jinping: “L’Ue si unisca a noi contro le intimidazioni di Trump”

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Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 2013. Credit: AGF

"Non ci sono vincitori nella guerra dei dazi, opporsi al mondo alla fine porta all’autoisolamento", afferma il presidente della Repubblica popolare. E un portavoce di Pechino definisce "una barzelletta" le mosse della Casa Bianca

La Cina risponde ai super dazi al 125% di Donald Trump alzando a sua volta l’aliquota sulle importazioni dagli Stati Uniti dall’84% al 125%. Lo riferisce oggi, venerdì 11 aprile, il Ministero delle Finanze cinese, precisando che le nuove misure entreranno in vigore il 12 aprile. Pechino denuncia che le “tariffe anormalmente elevate” imposte dalla Casa Bianca “violano gravemente le norme commerciali internazionali ed economiche, le leggi economiche fondamentali e il buon senso e costituiscono una forma di intimidazione e coercizione del tutto unilaterale”. Ma fa sapere che non risponderà a ulteriori rialzi sulle tariffe da parte di Washington

“Non ci sono vincitori nella guerra dei dazi, opporsi al mondo alla fine porta all’autoisolamento”, afferma il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping, a margine del suo incontro a Pechino con il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Cina e Ue, auspica Xi, “dovrebbero farsi carico delle proprie responsabilità internazionali, mantenere insieme la tendenza della globalizzazione economica e l’ambiente del commercio internazionale, e resistere insieme alle pratiche intimidatorie unilaterali”.

Un portavoce del Ministero del Commercio cinese definisce i dazi imposti dagli Usa “un gioco di numeri senza alcuna rilevanza pratica in economia”. “Diventerà una barzelletta”, chiosa il portavoce.

Lo scorso 2 aprile, nel cosiddetto “Liberation Day”, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto tariffe al 34% sulle merci provenienti dalla Cina. Pechino ha risposto annunciando contro-dazi di pari misura sui beni provenienti dagli Usa. Il tycoon ha quindi disposto un rialzo dell’aliquota al 104%, al quale la Repubblica popolare ha a sua volta replicato innalzando la propria aliquota all’84%. Due giorni fa, nell’annunciare una moratoria di 90 giorni per il resto del mondo, Trump ha rivisto ancora al rialzo i dazi sul Made in China portandoli al 125%, avvertendo che per alcuni prodotti potrebbero salire al 145%.

La guerra commerciale tra le due sponde del Pacifico sta generando forti ribassi a Wall Street e sulle borse asiatiche, mentre le europee – dopo i rialzi di ieri seguiti all’annuncio della sospensione dei dazi – si muovono oggi all’insegna della volatilità .

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervistata dal Financial Times, spiega che l’Ue cercherà un accordo “completamente equilibrato” con gli Stati Uniti durante i 90 giorni di moratoria, ma avverte che, se i negoziati fallissero, Bruxelles sarebbe pronta a introdurre “una tassa sui ricavi pubblicitari digitali” che colpirebbe gruppi tecnologici come Meta, Google e Facebook. “Stiamo sviluppando misure di ritorsione”, spiega von der Leyen. “Esiste un’ampia gamma di contromisure… nel caso in cui i negoziati non risultassero soddisfacenti”.

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