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Il giallo dei tre sub di Chernobyl dati per morti nel 1986 ma che in realtà sono vivi

Alexei Ananenko, Valeriy Bezpalov e Boris Baranov, i tre sommozzatori che con il loro gesto eroico hanno evitato altre esplosioni sono redivivi

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 11 Dic. 2019 alle 09:22 Aggiornato il 11 Dic. 2019 alle 09:22
Immagine di copertina

Chernobyl, il mistero dei tre sub scomparsi nel 1986 e ora riapparsi

Tra i misteri e le verità non certificate che aleggiano intorno al disastro nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986 ce n’è una che ha di recente trovato una conferma. È la storia dei tre sub che il 6 maggio si immersero nelle vasche di sicurezza e aprirono le valvole per fare defluire le acque contaminate per impedire una nuova esplosione.

I sommozzatori Alexei Ananenko, Valeriy Bezpalov e Boris Baranov dopo il gesto eroico sono stati dati per morti, ma in realtà sono ancora vivi.

A smentire la grande menzogna che ha circondato la loro storia è stato Andrew Leatherbarrow, autore del libro viaggio-inchiesta “Chernobyl 01:23:40“.

In un’intervista a Micol Sarfatti su Sette Leatherbarrow racconta: “Io non ne ho mai trovato conferma in nessuno dei testi analizzati della loro morte. Per questo ho continuato a cercare. Mi sono imbattuto in un annuncio di morte per infarto di Boris Baranov datato 2005, poi ho scoperto che gli altri due erano ancora vivi. Nel marzo 2016 sono riuscito a contattare Alexei Ananenko. Non era molto turbato dall’essere stato ritenuto morto ormai da trent’anni. Ho deciso di raccontare la loro vera storia: era troppo importante. Dopo l’uscita della serie tv Ananenko ha rilasciato qualche intervista. Dice di non essere un eroe. Nel 2018 tutti e tre hanno ricevuto una medaglia al valore per il loro coraggio”.

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